Pochi elogi e molte critiche dei militanti di Fermare il Declino sullo spot del movimento capitanato dall'intellettuale liberista Oscar Giannino. I commenti si concentrano anche sul logo che comparirà sulle liste elettorali.

Si poteva cominciare meglio. Il primo spot di Fermare il Declino per il lancio del simbolo che comparirà sulle schede elettorali non è stato particolarmente apprezzato dagli iscritti al movimento ultra liberale capitanato da Oscar Giannino. Occorre intervenire subito e migliorare la comunicazione elettorale, è il consiglio che gran parte dei militanti ha espresso nei commenti sul web. Dopo quelle sul linguaggio e sul possibile ‘riciclaggio’ di personaggi già noti alla politica, arrivano dunque le critiche anche sulla campagna di comunicazione.

I commenti sul sito dell’associazione riconoscono il buon lavoro per il restyling del sito ma, nella quasi totalità, sono molto critici per lo spot di 30 secondi che presenta il simbolo per le prossime elezioni “Fare per Fermare il Declino”.

E’ un “appello troppo asettico, non coinvolge”, dice Luciano Pontiroli. “Anche secondo me il tono è troppo asciutto e non esprime l’entusiasmo che anima tutti noi e che vorremmo trasmettere agli altri. Il messaggio non rimane impresso in chi lo ascolta”, commenta Romina Guglielmetti.

A parere di Daniele Denti “il messaggio è troppo asciutto/stringato, non è coinvolgente, non è attrattivo, e non spiega bene chi siamo e cosa vogliamo fare. Miglioriamo il messaggio e poi spingiamolo, facciamo conoscere, invadiamo internet e cerchiamo di invadere al massimo le radio e la tv. Siamo poco visibili”.

Un altro iscritto, Luigi Petri, dice di capire e apprezzare “la volontà di essere sobri. ma questo spot non rappresenta l’entusiasmo che vedo negli aderenti e di certo non lo alimenta. tanto meno da seguito alla grinta del leader Oscar Giannino. Sembra un comunicato della polizia municipale”.

Divisioni anche sul termine utilizzato: “fare”. “Mi sembra un po’ semplicistico, quasi preso di fretta. Mi spiace non aver potuto condividere la scelta quale aderente al movimento”, scrive Orsola Latona. Andrea Tesi fa notare l’utilizzo già fatto da Silvio Berlusconi “noi siamo quelli del fare”, per cui bisognerebbe cambiare e scegliere poi un marketing politico “più aggressivo e coinvolgente”.

Pochi prendono le difese della campagna di comunicazione di Fermare il Declino. “Non sono d’accordo con la maggior parte dei commenti, i quali considerano l’appello come troppo spento – Stefano Delcarro -. Non sono un guru di marketing politico, ma se la nostra linea di pensiero si basa sulla concretezza e sul pragmatismo credo che uno spot tutto sommato austero come quello sopra sia l’ideale, senza contare che gli spot tradizionali secondo me sono di cattivissimo gusto e spesso inducono le persone a reazioni contrarie a quelle sperate, considerando anche il fatto che dobbiamo colpire per le nostre idee non per una pubblicità”.

 

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