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Le ossessioni di Italia Futura

 

 

Toc, toc. Alla porta della posta elettronica bussano i Montezemolo boys. Dopo le primarie, torna a far sentire la sua voce Italia Futura. Per dire cosa? Che la destra è populista, che la sinistra è statalista e che loro vogliono le riforme. Quali? Semplice, “un sistema di welfare più orientato alla crescita e contratti che premino la produttività”.

Come dire di no? Infatti, sapete come si definisce il “movimento” di Montezemolo? “Popolare, liberale e riformista”. Tutto ciò che non è comunista o fascista sta indistintamente dentro l’identità dei “rinnovatori”. In pratica, un pentapartito mignon.

Con una ossessione particolare: la sinistra. Gli autori della nota di If insistono a definire il progetto di Bersani come una “Unione 2.0”. Francamente, l’analogia non c’azzecca!

L’Unione era una alleanza con un numero altissimo di partiti: c’erano Veltroni, Bertinotti, Mastella, Di Pietro, Pecoraro Scanio, Rutelli e Prodi.

Ora c’è Bersani che non vuole neppure una controfigura come candidato premier che, se proprio fa una grande coalizione, si allea con Vendola e Casini.

Da 10 partiti a 3 (massimo) non è una differenza da poco. Si può non essere d’accordo con gli avversari ma perché delegittimarli?

L’impressione è che chi propone di andare verso la Terza Repubblica, è in realtà ben aggrappato ai metodi della seconda. Chi mal comincia…

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