"Si è avvertito il bisogno di un itinerario comune tra il Professore e il leader del Pd, per evitare che prevalga la compenente antieuropeista e populista che caratterizza queste elezioni". Peppino Caldarola spiega a Formiche.net come e perché il potenziale patto tra Pd e Monti, benedetto da D’Alema, non è forse soltanto una boutade giornalistica.

Qualcuno l’ha già definito “inciucio”. Tanto che Palazzo Chigi stamattina si è sentito in dovere di diffondere una nota per dire che sì, l’incontro tra Mario Monti e Pierluigi Bersani c’è stato, anche se qui si parla di “colloqui telefonici”, ma lo stesso avverrà con gli altri due leader della “strana maggioranza” che ha sostenuto il governo tecnico, Angelino Alfano e Pier Ferdinando Casini. Oggetto dei colloqui sono state alcune nomine di prefetti, la situazione nel Mali e la preparazione del Consiglio europeo sul bilancio dell’Ue, hanno puntualizzato da Palazzo Chigi.

Le indiscrezioni giornalistiche parlano invece di un incontro mattutino tra il Professore e il segretario del Pd in cui sarebbe stato siglato un patto di non belligeranza durante la campagna elettorale e un accordo per una collaborazione dopo il voto tra le rispettive coalizioni. Un patto che è stato benedetto oggi da Massimo D’Alema. Intervistato da Radio Capital, il presidente del Copasir ed ex premier ha spiegato che “anche se avessimo i numeri per governare da soli vogliamo comunque allargare la collaborazione, non vogliamo essere autosufficienti, vogliamo creare una maggioranza più ampia, in grado di dare certezze”.

Ha aggiunto D’Alema: “Il Paese ha tali problemi che serve una maggioranza non solo parlamentare ma anche reale. La legge elettorale consente di governare con la minoranza dei voti popolari, noi invece vogliamo dare una maggioranza di voti popolari”.

Ci aiuta a capire meglio il significato di queste dichiarazioni l’ex direttore dell’Unità, Peppino Caldarola, che con D’Alema ha scritto il libro-intervista “Controcorrente” (Laterza). “Questa campagna elettorale taglia il mondo politico in due parti – dice Caldarola in una conversazione con Formiche.net – La prima europeista e riformista che punta sulla crescita e a cui appartengono, pur con le dovute differenze, Monti e Bersani. La seconda catastrofista, tendenzialmente antieuropeista, populista e personalistica in cui si annoverano il pout pourri di forze appartenenti al vecchio centro-destra, la bolla di Beppe Grillo e una lista composta da magistrati e giustizialisti”. In questo scenario, spiega Caldarola, “si è avvertito il bisogno di un itinerario comune tra Bersani e Monti altrimenti la seconda metà del cielo prevarrà sulla prima e per l’Italia saranno problemi seri. Questo è il senso della parole di D’Alema che avrebbe preferito un Monti super-partes. Ma ora che il Professore ne ha scelto uno inter-partes, non per questo non può esserci un dialogo. La sinistra socialdemocratica può avvicinarsi ai moderati di rango europeo”.

Caldarola non crede però alla logica dell’inciucio: “Bersani e Monti ieri hanno stabilito un codice di civiltà, hanno raggiunto la consapevolezza che l’uno non è nemico dell’altro e hanno gettato le basi per una collaborazione futura. Ma non si sono promessi poltrone o incarichi”.

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