Continuano le aperture del regime dei Castro. Questa volta si tratta della flessibilità della politica per concedere i permessi dei viaggi all’estero. Una libertà che moltiplica i diritti e le aspettative. Ma sembra una libertà relativa che dipende da chi potrà permettersi di pagare un passaporto.

Continuano le aperture del regime dei Castro. Questa volta si tratta della flessibilità della politica per concedere i permessi dei viaggi all’estero. Passaporto in mano, da lunedì prossimo sarà in vigore una nuova legge di immigrazione approvata ad ottobre dal presidente Raul Castro e con la quale finalmente i cubani potranno uscire dall’isola, dove sono stati confinati per mezzo secolo.

“A partire dal 14 gennaio, tutte le persone di età superiore ai 18 anni potranno viaggiare fuori dall’isola”, ha dichiarato alla televisione cubana il colonnello Lamberto Fraga, responsabile dei servizi d’immigrazione. Ogni cittadino avrà la possibilità di rimanere due anni all’estero. Dai tempi della rivoluzione cubana, per potere viaggiare era necessaria la famosa “carta bianca”, più una lettera di invito, requisiti indispensabili per potere fare domanda e ottenere il consenso del governo. La risposta tardava non meno di 11 mesi ad arrivare. Per questo motivo la libertà di viaggiare è uno dei cambiamenti più significativi del regime.

Chi viaggia, avrà la possibilità di conoscere, studiare e lavorare, e questo potrebbe coltivare il terreno per nuovi cambiamenti. Secondo Arturo López-Levy, esperto del tema cubano dell’Università di Denver, la libertà di viaggiare è un moltiplicatore di diritti: “La modifica, che sarà attiva dal 14 gennaio, rafforzerà la domanda per altre riforme e liberalizzazioni politiche ed economiche”. In un’intervista al quotidiano Terra, il professore ha detto che non si tratta di una “crisi o shock temporale ma di un cambio di struttura permanente. Credo che ci sarà un aumento della immigrazione circolare, di persone che viaggiano e tornano a Cuba, anche se faranno richiesta di residenza e cittadinanza in altri Paesi sicuramente”.

Ovviamente, c’è scetticismo sul divieto che probabilmente scatterà sui dissidenti del regime. Come ad esempio la blogger Yoani Sanchez, considerata dal regime come una “mercenaria al servizio degli Stati Uniti”, che ha scritto su Twitter:  “#Cuba a soli 4 giorni della #ReformaMigratoria molti preparano le valigie, mentre altri si domandano se potranno salire su un aereo”. Un altro elemento che condiziona la riforma è il costo dei tramiti. Con la bassa media dei salari cubani, la libertà di potersi fare un passaporto e pagarsi un biglietto aereo non è per tutti.

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