Nei prossimi cinque anni il commercio online globale continuerà a crescere ed entro il 2016 le vendite potranno toccare quota 1.000 miliardi di dollari. Il doppio rispetto all’anno appena trascorso.

Gli esperti di Morgan Stanley hanno tracciato un’analisi del futuro e delle opportunità del settore. Dove l’ecommerce è già penetrato e continuerà a farlo sono Paesi come la Corea del Sud, gli Stati Uniti, il Regno Unito, il Giappone e l’Australia.

La Cina, dove si vuole stimolare la domanda interna, rappresenta un mercato potenziale, in cui le vendita online sono al momento soltanto il 5 per cento del totale. Staccata l’Italia al quattordicesimo posto tra il Cile e il Messico, ma non un caso isolato nell’Europa mediterranea.

La sfida alla distribuzione tradizionale è lanciata. Certo alcuni prodotti, si pensi a libri, elettronica, apparecchiature sportive, si prestano meglio alla rivoluzione online rispetto a cosmetici o soprattutto cibo e medicine, mercati più “impervi” per l’e-commerce.

Altro fattore da tenere presente è la penetrazione degli smartphone oltre naturalmente alla frammentazione del settore online con i principali nomi che tuttavia dovrebbero guadagnare fette di mercato. Ma quali sono i cinque punti di forza del settore che possono impensierire la distribuzione tradizionale.

Gli analisti di Morgan Stanley lì individuano nell’indipendenza dagli scaffali, ossia la forza propria dell’online che garantisce una scelta maggiore, nel prezzo, nei costi di struttura, nella distribuzione che apre a mercati globali, nella convenienza a esempio con i programmi di consegna.

Messe da parte le previsioni una prima reazione all’analisi è stato il balzo delle azioni di Amazon, il più grande rivenditore online al mondo, salite de 3,6 per cento toccando il prezzo più altro dal 1997. Merito delle valutazioni del team guidato da Scott Devitt secondo cui la rete logistica di Amazon è un asset strategico sottoconsiderato, perché alla fine sarà una gara all’ultimo chilometro per soddisfare il cliente.

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