Generali adesso rompe i patti: il capo azienda del Leone di Trieste, Mario Greco, lascia intendere che uscirà da Telco, Pirelli, Rcs e Mediobanca

Barra dritta sul core business assicurativo, rafforzamento della solidità patrimoniale e massimizzazione dei rendimenti su mercati maturi così da permettersi maggiori investimenti per crescere in Europa Centro Orientale e in Asia. Questi gli obiettivi fondamentali del piano strategico di Generali presentato a Londra dall’ad Mario Greco.

Le debolezze del gruppo
Greco non ha nascosto i problemi che hanno attanagliato il gruppo negli ultimi anni. “Credo che il vero tallone d’Achille di Generali sia stata la sua governance opaca, una mancanza di trasparenza nei processi decisionali e priorità strategiche complicate e a volte confliggenti tra loro”, ha spiegato Greco. “La mancanza di una strategia chiara e focalizzata e una struttura corporate molto complessa hanno comportato che spesso venissero sviluppati centri d’eccellenza ma che le competenze acquisite non fossero condivise all’interno del gruppo. Significa anche – ha aggiunto – che le risorse venivano impiegate in iniziative e investimenti al di fuori del core business assicurativo. Come conseguenza, le Generali hanno perso la loro posizione di leadership in molte aree e la profittabilità ha iniziato a diminuire”. L’impegno della riorganizzazione sarebbe dunque volto a ridare fiato a un bilancio che ha generato bassi ritorni sul capitale negli ultimi dieci anni.

Gli obiettivi di Greco
“Avremo una più solida e stabile posizione patrimoniale e un più elevato ritorno per gli azionisti”, ha evidenziato Greco. “Con il nuovo management team internazionale appena completato realizzeremo una rivoluzione basata su disciplina, semplicità e focus. Abbiamo una chiara strategia e 83mila dipendenti nel mondo impegnati nel realizzarla in modo efficiente”, ha commentato.

Il nodo partecipazioni
Il nuovo capo azienda del Leone sta affrontando anche i dossier in cui sono coinvolti alcuni azionisti del gruppo triestino e le partecipazioni della Compagnia nei cosiddetti salotti buoni che nel tempo sono state accumulate nel portafoglio Generali per le più svariate ragioni, quasi mai di mercato. “La prima puntata – sottolinea Giovanni Pons su Affari & Finanza di Repubblica – ha riguardato i cosiddetti azionisti veneti, che attraverso il veicolo Ferak possiedono l’1,7% del capitale di Generali e un altro 2,2% in coabitazione con la Fondazione Crt. Alcuni investimenti effettuati dal Leone sotto la gestione di Perissinotto e a favore di alcuni azionisti Ferak, come il gruppo Amenduni, la Finint e la Palladio Finanziaria, hanno portato a delle perdite di 120 milioni di euro”.

“Ma anche il 3,1% posseduto dal Leone in Intesa San Paolo, non vincolato da alcun patto – ha scritto Pons – potrà essere soggetto a vendite o svalutazioni in funzione del valore di carico. Una mossa, quest’ultima, molto delicata per l’attenzione con cui i vertici e gli azionisti di Intesa guardano da sempre all’azionista Generali e agli equilibri di sistema”.

La partita Pirelli
Ma l’attenzione dell’ad Greco si è concentrata su altro. Generali rimarrà infatti nel patto di sindacato di Pirelli, dove ha il 4,41%, solo se la durata di tale patto verrà ridotta ad un anno. “Noi siamo favorevoli a rimanere per un altro anno se il patto verrà accorciato ad un anno. In caso contrario usciremo dal patto”, ha affermato Greco. “Credo comunque – ha aggiunto Greco – che verrà accorciato a un anno. Sono molto positivo su Pirelli e credo che manterremo il titolo per un altro anno e poi riesamineremo la situazione in un altro momento. In questo momento pensiamo che la società Pirelli abbia delle prospettive interessanti”. Domani scade il termine per la comunicazione di eventuali disdette dal patto di Pirelli.

Aumento di capitale in Rcs?
“Non ho nessuna conoscenza su un aumento di capitale di Rcs. Nel caso, parteciperemo se avrà delle condizioni interessanti per Generali, altrimenti non parteciperemo”, ha sottolineato Greco a Londra. Il gruppo del Leone ha il 3,7% di Rcs, apportato al patto di sindacato. “Sulla quota in Rcs siamo vincolati da un patto, quando il patto si aprirà valuteremo la situazione e faremo le cose opportune”, ha aggiunto l’ad. “Il nostro mestiere non è speculare sui mercati finanziari o essere un azionista strategico ma gestire prudentemente i nostri investimenti per controbilanciare le nostre passività”.

Bsi e riassicurazione Usa. Passo indietro?
Il processo di vendita della controllata svizzera Bsi e delle attività di riassicurazione Vita negli Usa del gruppo Generali “sta seguendo il percorso previsto”, ha spiegato Greco, secondo cui non c’è “alcun significativo ritardo né sorpresa finora nel processo. Continueremo con il processo di vendita e rimaniamo fiduciosi che vedremo nel mercato buone soluzioni per gli asset che vogliamo vendere”, ha aggiunto.

“Non siamo ancora al punto in cui abbiamo offerte vincolanti, così vediamo e aspettiamo quali saranno gli esiti del processo. Come ho ripetuto molte volte, non siamo venditori per forza. Se le offerte non saranno abbastanza interessanti per noi faremo un passo indietro e considereremo opzioni alternative”, ha poi sottolineato Greco. “Ci aspettiamo che il beneficio totale per il gruppo dalla cessione degli asset, inclusi quelli già menzionati (Bsi e riassucurazione Usa) come pure altri possibili, frutti circa 4 miliardi di euro di capitale regolamentare entro fine il 2015”, ha concluso.

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