All’indomani delle apparizioni televisive di Berlusconi da Santoro e di Vendola e Fini a Ottoemezzo, si possono trarre alcune considerazioni circa il quadro politico che si sta delineando. Anomalie vecchie e nuove caratterizzano l’attuale compagna elettorale. E la Chiesa è l’istituzione che più vive l’imbarazzo di come far valere il suo peso politico.
Berlusconi, che fino a ieri aveva vinto in quanto outsider della politica di professione, outsider dei salotti buoni dell’establishment italiano rappresentati politicamente più da giornalisti che da politici, concorre in questa campagna elettorale in nome dell’amor proprio prima che per l’amor di patria. Con gli obiettivi, di cortissimo periodo per il paese, di impedire una larga vittoria del centrosinistra e di dimostrare come sia più facile rendere questo paese ingovernabile piuttosto che governabile.
Il sillogismo cortocircuita qualunque ciclo di krebs. Se il paese è ingovernabile, perché affannarsi a vincere le elezioni ? Se il paese va riformato sarebbe meglio, allora, che ci fosse una larga vittoria di una delle due coalizioni; ma allora perché tutti i partiti, eccetto il PD, stanno facendo campagna elettorale solo per sedersi a un tavolo all’indomani delle elezioni (parole di Gianfranco Fini) e risultare strategici per la formazione di una maggioranza, senza che nessuno di essi abbia una vocazione maggioritaria ? Se le riforme, incontrovertibilmente austere del governo Monti, sostenute trasversalmente dal PD e dal PDL, erano fino a poco tempo fa necessarie, il minimo indispensabile per mettere in  carreggiata il paese, parte di un’agenda che va perseguita con la continuità che legittima una lista Monti, come mai il Monti della campagna elettorale ha messo in discussione la più dura e impopolare delle sue stesse misure: l’IMU?
Si potrebbe andare avanti all’infinito smorfiando le infinite contraddizioni in cui s’infilano partiti, partituncoli, liste e coalizioni.  Quel che è certo è le forze politiche, o meglio parlamentari che sostengono, o meglio che si sono aggrappate alla lista Monti, non hanno alcuna coerenza quando si definiscono insieme delle forze riformatrici del paese. Sono incoerenti sul piano politico in quanto sono un’aggregazione troppo eterogenea per poter garantire un progetto politico che abbia un respiro di medio – lungo termine. In quanto forze parlamentari nel pieno delle loro funzioni nulla hanno a che vedere con quel rinnovamento della classe dirigente da più parti invocato e verso cui l’opinione pubblica ha mostrato sempre maggiore attenzione. Basti pensare al largo successo di Renzi.
Tali forze, cosiddette centriste, o rassemblement, (chissà poi cosa significa), che rievocano i fantasmi della storia del peggior trasformismo di questo paese che non ha mai realizzato un sistema maturo di democrazia parlamentare, non possono essere il referente politico della Chiesa. E questo spiega, forse, come mai la CEI sia così cauta dopo l’imprudente endorsement a Monti.
Come può la Chiesa conciliare il suo ideale universale cristiano con le misure del Governo Monti che sono quanto di più lontano ci sia dalla dottrina sociale della Chiesa di dossettiana memoria? Come può la Chiesa imparentarsi con una lista tra i cui principali sostenitori parlamentari c’è Gianfranco Fini che ha elaborato la più escludente delle leggi sull’immigrazione dei più sfortunati dei figli di Dio?
Se la Chiesa ha veramente a cuore gli italiani e l’Italia dovrebbe mettere da parte le ragioni della propria contabilità (IMU) e anteporre i suoi ideali di amore e di carità. E dovrebbe auspicare un governo maggioritario, che ha tra le sue anime l’idea di un modo più equo e meno diseguale dal punto di vista sociale. La Chiesa dovrebbe appoggiare Nichi Vendola.

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