“Il grande deserto dei diritti”. E’ il titolo con il quale micromega online ha rilanciato l’articolo di Stefano Rodotà su Repubblica del 3 gennaio che denuncia come l’Italia abbia “perduto il filo dei diritti”.

Sono andato a rileggermi il famoso incipit de “La prima radice”, il saggio di Simone Weil: “la nozione di obbligo sovrasta quella di diritto, che le è relativa e subordinata. Un diritto non è efficace di per sé, ma solo attraverso l’obbligo cui esso corrisponde; l’adempimento effettivo di un diritto non proviene da chi lo possiede, bensì dagli altri uomini che si riconoscono, nei suoi confronti, obbligati a qualcosa. L’obbligo è efficace allorché viene riconosciuto. L’obbligo, anche se non fosse riconosciuto da nessuno, non perderebbe nulla della pienezza del suo essere. Un diritto che non è riconosciuto da nessuno non vale molto..”.

Senza nulla togliere alla, come sempre, interessante riflessione del professor Rodotà, forse ancor prima di parlare dei diritti dovremmo soffermarci sullo smarrimento del senso del dovere nella società italiana.

S. Rodotà La Repubblica 3 gennaio 2013

Si può avere una agenda politica che ricacci sullo sfondo, o ignori del tutto, i diritti fondamentali? Dare una risposta a questa domanda richiede memoria del passato e considerazione dei programmi per il futuro.
Ma bilanci e previsioni, in questo momento, mostrano un’Italia che ha perduto il filo dei diritti e, qui come altrove, è caduta prigioniera di una profonda regressione culturale e politica. Le conferme di una valutazione così pessimistica possono essere cercate nel disastro della cosiddetta Seconda Repubblica e nelle ambiguità dell’Agenda per eccellenza, quella che porta il nome di Mario Monti. Solo uno sguardo realistico può consentire una riflessione che prepari una nuova stagione dei diritti….

http://temi.repubblica.it/micromega-online/il-grande-deserto-dei-diritti/

 

 

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