L’ennesimo scossone politico in Pakistan è arrivato oggi con la decisione della Corte suprema di chiedere l’arresto del primo ministro, Raja Pervez Ashraf. Il premier è accusato di aver ricevuto tangenti in quello che è conosciuto come lo scandalo “rental power case”, per l’assegnazione dell’appalto di una centrale elettrica a una compagnia turca nel 2010. All’epoca Ashraf ricopriva la carica di ministro per le Risorse idriche e l’Energia. Assieme a lui è stato ordinato l’arresto di altre 15 persone.

Il caso è esploso nei giorni in cui il governo di Islamabad è alle prese con la protesta del religioso Tahirul Qadri. Decine di migliaia di manifestanti si sono uniti alla lunga marcia contro la corruzione e per  riforme, partita ieri da Lahore e arrivata fino alla capitale pachistana per chiedere le dimissioni dell’esecutivo.

A marzo il governo in carica potrebbe essere il primo eletto ad arrivare alla scadenza naturale del proprio mandato. Secondo il governo, la protesta di Qadri è un modo per costringere a posticipare il voto previsto per maggio o al massimo entro sei settimane dallo scioglimento del Parlamento. Il religioso, che come segnala la Bbc è accusato di essere vicino alle forze armate, propone anche un governo di transizione aperto al potere giudiziario e ai militari con il compito di vigilare sulle elezioni. “Il presidente e il primo ministro sono ormai un ex presidente e un ex premier. Il loro tempo è finito”, ha detto Qadri.

Alla decisione dei giudici supremi è seguito un meeting del Partito del popolo pachistano, principale forza politica del Paese di cui fanno parte sia il premier Ashraf sia il presidente Asif Zardari. Per molti osservatori il voto non dovrebbe cambiare gli equilibri politici, almeno che un’affluenza alta non favorisca i partiti più piccoli.

Dalle file del Ppp c’è chi accusa magistratura e militari di lavorare assieme contro il governo. Per il partito al governo è l’ennesimo scandalo. Lo scorso 25 giugno, i giudici avevano destituito dal proprio incarico l’allora premier Yousuf Raza Gilani, condannato per oltraggio per non aver avviato le richieste di rogatoria internazionale con la Svizzera in un caso che vede coinvolto lo stesso capo di Stato Zardari, accusato di aver riciclato 12 milioni di dollari nelle banche elvetiche e noto con il soprannome di “signor 10 per cento” ossia l’ammontare delle tangenti che è stato accusato di incassare quando agiva come consorte della defunta leader Benasir Bhutto.

Intanto le turbolenza politico giudiziarie rischiano di mettere in secondo piano gli altri focolai di tensione del Paese dei puri: l’insorgenza talebana e dei gruppi estremisti, i difficili rapporti con gli Stati Uniti, le violenze settarie che soltanto nello scorso fine settimana hanno fatto oltre 114 morti, la crescente tensione con l’India lungo il confine kashmiro dove sono morti quattro soldati.

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