Il Corriere della Sera torna a esprimere dubbi sulla salita in politica di Mario Monti, con un commento di Piero Ostellino sul rapporto tra il Professore e i cittadini e con un parallelismo molto forte che farà discutere: “la traduzione della sfera morale in sfera sociale è (sempre) il primo passo verso il totalitarismo”.

Ci risiamo. Dopo l’editoriale di alcuni giorni fa dello storico Ernesto Galli Della Loggia sugli “equivoci dell’antipolitica”, il Corriere della Sera torna a esprimere dubbi su modi e contenuti della salita in politica di Mario Monti. Lo fa attraverso un commento questa mattina del politologo Piero Ostellino intitolato: “Tutti i dubbi sulla ‘salita in politica’. Sbagliato mettere i cittadini in trincea”.

Se Galli Della Loggia aveva perplessità sul modo in cui il Professore vede i professionisti della politica (“Il nostro presidente del Consiglio – parlano per lui le procedure con cui ha voluto formare le liste dei candidati – sembra aver fatto proprio, invece, il pregiudizio volgare secondo cui il professionismo politico sarebbe il peggiore dei mali”), Ostellino invece analizza oggi sul quotidiano diretto da Ferruccio de Bortoli il rapporto tra il Premier e i cittadini. Un modo di vedere che, per dirla con le parole di ieri di Pierluigi Bersani, tende a essere “dall’alto” piuttosto che “faccia a faccia”. L’editorialista di via Solferino lo chiarisce subito: “Monti non è Mussolini e non gli assomiglia neppure alla lontana”. Ma, dice anche, “il suo pensiero politico ha tali e tanti margini di ambiguità da giustificare molte perplessità”. È un problema, spiega Ostellino, soprattutto etico: “Il presidente del Consiglio ne fa, però, anche e soprattutto, una ‘questione etica’. Ma la traduzione della sfera morale in sfera sociale è (sempre) il primo passo verso il totalitarismo. La ‘società della sorveglianza’ — esemplificata dallo Stato di polizia fiscale e dallo strampalato Redditometro — ne è la logica premessa amministrativa”. E ancora, in questo rapporto unidirezionale, Monti-cittadini e non il contrario, viene fatto un altro paragone con i tempi del fascismo, riprendendo le parole del candidato premier di Scelta civica a Ferruccio De Bortoli nell’intervista di ieri: “‘È la prima volta — insiste, però, Monti — che… viene proposta agli elettori, su base nazionale, una formazione che include esponenti di valore del volontariato, dei mondi dei lavoratori dipendenti, delle professioni, dell’associazionismo, dell’imprenditoria, della scienza, gente capace, persone che hanno scelto di rischiare’. Non sarebbe la prima volta. Era già accaduto con la costituzione della Camera (dei fasci) e delle corporazioni”.

Il parallelismo, com’è naturale, divide e fa discutere. Su Twitter c’è chi critica il commentatore liberale. Come Luca De Simoni: “Definire la proposta di @SenatoreMonti anticamera del fascismo è un insulto all’intelligenza di Ostellino…” mentre c’è chi condivide, come il giornalista del Post Francesco Costa: “Sono favorevole ai giornali che prendono posizione e scettico su Monti, ma l’editoriale del FT è piuttosto superficiale” (il Financial Times ha detto che Monti è “unfit”, non adatto a guidare l’Italia, ndr). O come l’ex senatore Franco Debenedetti: “Ostellino: ‘Monti non e Mussolini, ma il suo pensiero polit ha tali ambiguita da rendere perplessi’. Il guaio e k #Monti nn ne e cosciente”. A cui risponde Stefano Firpo, economista e capo della segreteria tecnica del ministro Corrado Passera: “Ostellino su @SenatoreMonti @FDebenedetti @amingardi già i liberali in questo Paese sono pochi se poi fra loro si danno del fascista”. E, in effetti, fa riflettere il fatto che le critiche al senatore a vita non arrivino dal Fatto Quotidiano o dal Giornale ma dal quotidiano moderato che tante volte ha ospitato per anni gli editoriali dello stesso Professore.

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