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Attentato all’industria italiana

Chi è più destabilizzante per il nostro Paese il comico Grillo che diventa il grillo parlante dell’antipolitica, il premier Monti che si toglie il loden e promette di togliere pure le tasse o Berlusconi che tra restituzione di soldi e posti di lavoro sta conducendo le danze della campagna elettorale? Nessuno dei tre e tutti. C’è qualcosa di ben più grave e importante che sta accadendo da qualche mese a questa parte che non va perso di vista: l’attacco sferrato al sistema Paese.

Sotto tiro c’è l’industria italiana che tra super controlli e inchieste rischia di sfaldarsi, perdere i pezzi. A favore di chi? Il primo colpo aveva centrato Finmeccanica, il gruppo industriale italiano leader nel settore delle alte tecnologie e tra i primi dieci player mondiali nell’Aerospazio. Poi è toccato all’Ilva, il colosso dell’acciaio di Taranto, con il presidente Riva ancora ai domiciliari. E si cominciano a scoprire carteggi e tesoretti dei manager della banca legata con un doppio nodo con la politica, quel Monte dei Paschi che è «una sto-pria italiana» da spot. Poi atterra (fuoripista a Fiumicino) Alitalia e sbarca l’inchiesta di frode commerciale.

Basta? No, ieri il polverone Saipem ha investito Eni e il numero uno del Cane a sei zampe sarebbe indagato su una presunta maxi tangente. È uno scenario già visto. I magistrati facciano il loro lavoro: chi ha sbagliato paghi, di persona. Non facciamo pagare il Paese. Perché a pagare sarebbero i nostri figli.

www.iltempo.it

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