Stamattina ho fatto un sogno. Mi trovavo al cospetto di Pierluigi Bersani con la pelata che pareva un’aureola. Frati tra frati stavamo in uno spazio senza contorni. Un gigantesco batuffolo dai colori caldi, riverberanti. Aveva le sembianze di Guglielmo da Baskerville, il frate del celebre romanzo.
Mi parlava. Mi raccontava di come la verità sta nei contenuti delle proposte. Che ci sono sfumature, alternative. Si adombrava del clima tutt’intorno. Avvelenato. Per via di tanti, troppi altri candidati: inquisitori, lussuriosi, artefici di invereconde offerte, di quelli che auspicano per il popolo la paupertate dolciniana.
Senza sapere se mi potesse ascoltare, prendo e dico: – Perché far la parte del masochista? Le forze che a lei si oppongono sono convinte che tra breve, per colpa del risultato incerto, nuove urne attendono gli elettori. La legge elettorale fa della strada per il senato un tortuoso e aggrovigliato labirinto. Perché, dunque, non sorprende tutti con un passo indietro. Perché non lascia il fardello del popolo elettore sulle spalle del giovane Adso da Firenze?

Iniziò a ridere, rideva di una risata sguaiata. Rideva, rideva. Dalla sua bocca spalancata s’intravedeva la lingua nera. La risata cresceva, insopportabile per le mie orecchie. Rideva portandosi le mani al capo, con il collo piegato all’indietro, che scuoteva la testa. Fu così che mi svegliai tenendomi le orecchie e riconoscendo in quel rumore la sveglia che suonava da tempo.

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