L’attuale presidente dell’Ecuador, Rafael Correa, ha vinto ieri le elezioni presidenziali con il 56,7% dei voti. Questa è la nona volta che si misura alle urne dal 2006, quando è arrivato al potere. Il suo principale oppositore, l’ex banchiere Guillermo Lasso, ha avuto soltanto il 23,3% dei voti. Secondo i dati ufficiali, l’ex militare Lucio Gutiérrez ha ottenuto il 6,6%; il moderato Mauricio Rodas il 4%, l’imprenditore Álvaro Noboa il 3,7%; il leader di sinistra Alberto Acosta il 3,2%; il socialista Norman Wray l’1,3%; e il pastore protestante Nelson Zavala l’1,2%.

Ma la vera battaglia di Correa si gioca fuori dalle frontiere dell’Ecuador, a livello regionale, e trova spazio grazie al vuoto che ha lasciato il presidente venezuelano, Hugo Chávez. “Voglio dedicare la vittoria al grande leader, il comandante Hugo Chávez, e augurargli una pronta guarigione”, ha detto Correa. Di Chávez non si sapeva nulla dal 10 dicembre del 2012, quando si è trasferito a Cuba per seguire un trattamento medico contro il cancro.

Nella conferenza stampa un giornalista ha chiesto a Correa se si pensa come possibile successore di Chávez nella guida del Socialismo del XXI secolo che trova laboratorio in America latina. Il presidente dell’Ecuador ha risposto che sarà presente dove potrà essere utile: “Noi ci saremo, e parlo a nome mio ma anche di Hugo (Chávez), Cristina (Fernández de Kirchner), Raúl e Fidel Castro, dove possiamo essere utili per le nostro piccole patrie e per la nostra patria grande”.

Correa si è autodefinito “un cristiano di sinistra” e ha detto che la sua vittoria è una vittoria della patria grande, con la quale “consolidiamo la democrazia non solo in Ecuador ma in tutta la nostra America latina… Per fare in modo che la tendenza partita dai governi progressisti nella regione sia irreversibile è necessario consolidare i processi rivoluzionari in Venezuela, Bolivia, Uruguay e Brasile”, ha detto Correa. Per il presidente rieletto, l’unificazione dei Paesi latinoamericani non è più un sogno ma una “condizione necessaria per la sopravvivenza”.

Secondo il Guardian, l’interesse per chi governa in America latina riguarda soltanto i Paesi della regione. Gli Stati Uniti se ne sono occupati poco perché c’è poco interesse nell’amministrazione di Barack Obama per il continente. Nonostante ciò, le poche parole che sono state riferite dal portavoce del governo americano erano sospettose verso la rielezione di Correa.

Anche se nella sua gestione Correa ha duplicato i sussidi ai cittadini più bisognosi e gli investimenti del settore sanitario, ha scatenato grossi problemi con i media, popolazione indigena e imprenditori. Il quotidiano spagnolo Abc ha scritto un elenco delle sei sfide del nuovo mandato del presidente dell’Ecuador, tra cui ci sono il risanamento del sistema fiscale, la riduzione della spesa pubblica, la lotta alla corruzione e lo sfruttamento di risorse umane e naturali dell’Amazzonia.

La sua leadership regionale però non dipende dal compimento di questi obiettivi: basta vedere la situazione del Venezuela per capire che il presidente Chávez non ha avuto bisogno di questi successi. Sembra essere bastato il suo carisma.

Ecco il discorso e la conferenza stampa di ieri di Rafael Correa

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