Conversazione con il giornalista e scrittore Pietrangelo Buttafuoco

L’esito delle elezioni del 24 e 25 febbraio impedisce la formazione di un nuovo governo. Non c’è alternativa se non quella di chiamare gli italiani nuovamente alle urne.
L’ipotesi, forse non troppo improbabile, solletica l’esercizio dell’immaginazione e pertanto ho chiesto a Pietrangelo Buttafuoco di prendere per buona questa ipotesi aiutandomi a decifrare come si potrebbe riorganizzare la politica italiana.

MF: Non si riesce a formare un nuovo governo. Chi esce di scena degli attuali candidati premier?
PB: Certamente Silvio Berlusconi. Anche se tecnicamente non è stato candidato premier. Dopo di ché sparisce anche Bersani. Ritorna il sindaco di Firenze, Matteo Renzi. Nessuna nuova, poi, per Mario Monti. Non potrà più essere riserva della Repubblica. Perfino Amato avrà più carte da giocare.

MF: Uno stallo elettorale può condizionare l’elezione del nuovo presidente della Repubblica?
PB: Nella sostanza sì ma pro forma ci si dovrà muovere. E sarà “stato di emergenza”. Se posso fare un parallelo tragico, come all’indomani delle stragi di mafia in Sicilia.

MF: Un ritorno alle urne chi avvantaggia di più: Monti o Grillo?
PB: Grillo. Gli italiani ci prenderanno più gusto e alla fine, il fondatore di Cinque Stelle, andrà dal prossimo Capo dello Stato e dirà: “Presidente, le porto l’Italia del vaffanculo”.

MF: Se si dovesse ritornare alle urne, Grillo potrebbe accrescere ancora di più il suo consenso elettorale. E’ sbagliato pensare che possa essere in pericolo?
PB: Nel senso che possono fargli fare la fine di Enrico Mattei, di Bettino Craxi, di Giulio Andreotti e di Silvio Berlusconi?

MF: Nuovi leader cercasi.
PB: Più che leader servono capi. Servono decisori.

MF: Se guardiamo alla pancia del paese potremmo pensare a Tosi leader di un partito del Nord; Renzi leader di un partito del centro (geografico). Con Renzi la precisazione è d’obbligo. Che ne pensa? E, scusi, se lecito chiedere, a Sud?
PB: Al Sud la vedo dura. A meno che non riesca a diventare forte La Destra con i suoi Ruggero Razza e Stella Mele.

MF: Se invece guardiamo alla geografia degli interessi che contano, tra Renzi e Tosi chi è più avvantaggiato?
PB: Renzi ha la benedizione dei poteri forti internazionali. Tosi è bravo senza aiutino.

MF: Monti che fa?
PB: Se riesce a salvarsi dalla morsa Casini-Fini, sopravvive.

MF: Qual è la differenza tra Monti e Renzi?
PB: Monti è professore. Renzi è bravo a mettersi a favore di telecamera. Monti prende il cane tra le braccia, Renzi dovrà solo sapere aspettare.

MF: Tosi e Renzi hanno un profilo da amministratori della cosa pubblica che hanno un largo consenso tra i propri cittadini. Chi è più preparato per costruire un’offerta politica completa che non sia solo partita doppia?
PB: Flavio Tosi. Renzi non è così concentrato come sindaco.

Condividi tramite