A dicembre, in tempi non sospetti, aveva tracciato un parallelo tra Beppe Grillo e Silvio Berlusconi. Ora che sono proprio loro i vincitori indiscussi di queste elezioni, Formiche.net è tornata da Massimiliano Panarari, docente di Comunicazione politica all’Università di Modena e Reggio Emilia e di marketing politico alla School of Government dell’Università Luiss Guido Carli di Roma, per farsi spiegare il perché del loro successo: “Si confermano due interpretazioni dell’‘antropologia’ italiana, due metamorfosi degli italiani del terzo millennio e come tali davvero rappresentativi del contesto e delle condizioni vissute dalla parte maggioritaria del Paese”.

Le ragioni per cui votare Grillo o Berlusconi
Secondo Panarari, un voto a Berlusconi o Grillo “significa esprimere un bisogno nei confronti delle politiche di austerità e dell’Europa, in un caso riconfermando quello stesso Berlusconi che l’Europa aveva mandato a casa e nell’altro scegliendo la formazione politica che è contro l’euro tanto da volersi (nelle dichiarazioni) farsi portavoce di un referendum contro la moneta unica. Ciò diventa la bandiera di ricette economiche confuse ma che raccoglie la marea di sofferenza che si può riscontrare in mondi economici diversi, dai piccoli imprenditori ai lavoratori autonomi a parte del pubblico impiego e dei dipendenti delle aziende private”.

Il Berlusconismo non è finito
Il Berlusconismo non è affatto morto, fa notare il sociologo: “Anche se aveva esaurito la sua spinta propulsiva, e lo si vede dai consensi persi rispetto alle consultazioni elettorali precedenti, Berlusconi continua a interpretare parte del Paese e a intercettare consensi. Il che sembra confermare la difficoltà, se non l’impossibilità, di avere una destra liberale ed europeista in questo Paese”.

Il boom di Beppe Grillo
Come spiegare l’exploit grillino in queste elezioni? “Il trionfo di Beppe Grillo nasce da un combinato disposto di una serie di elementi di natura materiale e altri legati all’immaginario. Una parte dell’elettorato già progressista ha trovato in Grillo la proposta più convincente all’interno dell’opposizione a politiche considerate troppo liberiste o neo-liberali. In buona sostanza – dice Panarari – ha trovato una modalità di esprimersi ‘contro’ in termini ‘anti’ rispetto a un centro-sinistra considerato troppo moderato”.

L’imprescindibilità di Beppe e della politica spettacolo
Il fenomeno Cinque stelle non può essere pensato separatamente da Beppe Grillo e dalla sua enorme potenza comunicatica, evidenzia l’esperto: “Questo ci rimanda al ruolo decisivo svolto dalla politica spettacolo nel corso di quest’ultimo trentennio”.

La coppia amico-nemico e il sogno
“Oltre a raccogliere una tendenza molto italiana a innalzare i diapason dei toni e a rigettare il politichese, le contemporanee affermazioni di Berlusconi e Grillo segnalano la persistenza nella politica della centralità della coppia amico-nemico di Schmittiana memoria. In campagna elettorale si afferma chi ha un nemico – spiega il professore – Comunisti, oppressori fiscali, l’Europa della Signora Merkel nel caso di Berlusconi, la casta, i politici tutti corrotti e un non meglio identificato capitalismo internazionale nel caso di Beppe Grillo. Decisamente quella coppia rifiutata dal centrosinistra (che aveva scelto una linea di grande moderazione). Al tempo stesso occorre regalare un ‘sogno’: nel mondo post-moderno dove l’immaginario è così centrale, il ‘realismo’ soprattutto in un’epoca di lacrime e sangue come la nostra non costituisce proposta politica sufficiente per vincere le elezioni”.

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