Ma siamo davvero sicuri che il mercato detiene in sé lo strapotere dell’economia? Il libro del direttore dell’Istituto Bruno Leoni, Alberto Mingardi (“L’intelligenza del denaro. Perché il mercato ha ragione anche quando ha torto”) si propone l’obiettivo di smentire questa tesi iniziale.

La libertà del mercato intesa concretamente nel nostro Paese, non è altro che qualcosa di evanescente e ben poco realizzata, dal momento che l’intervento continuo dello Stato e la debole concorrenza hanno contribuito, e continuano a farlo, a rallentare processi e meccanismi che in caso contrario potrebbero realizzarsi in tempi assai più stretti.

Procedere limitando la libertà del mercato equivale a non offrire al consumatore qualcosa che potenzialmente esiste, ma che nessuno realizza perché non si sperimentano prodotti e servizi nuovi. Il liberista Mingardi sostiene che è dall’imprevisto a volte che si arriva a conclusioni ottimali. Basti pensare che, secondo la tesi supportata dal testo, la concorrenza non solo è un bene e va fermamente considerata, ma dovrebbe essere pensata anche in maniera potenziale, per un ulteriore stimolo in più nell’offerta.

Quando si spiegano le dinamiche del mercato, ormai antropomorfizzato, si fa riferimento ai modelli che sono riproduzioni ideali della realtà, ma che non si possono ritenere totalmente veritieri. Tanto che Mingardi sostiene, confutando la tesi con ciò che è successo in questi anni di crisi finanziaria, che riporre la fiducia in pochi saggi ci ha portato a vivere una tale situazione. Seppure esperti e lungimiranti, questa “elite” non ha capito che “modellino stessero costruendo” e per conto nostro solamente “una straordinaria paura di accettare l’incertezza, il cambiamento, l’errore possono convincerci a dare più potere ai medesimi enti e alle medesime persone”.

Meno nelle regole dell’economia rientrano gli andamenti oscillanti della politica e la burocrazia dello Stato, più il consumatore potrà liberamente scegliere di quale prodotto servirsi. Al contrario, la creatività rischia di essere circoscritta.

“Se cominciassimo a pensare che il mercato siamo noi, non pedoni, torri e alfieri, ma esseri umani imprevedibili” si legge tra le pagine del saggio, allora ci sarebbe più facilità a comprendere quale direzione prendere. Sottolineare la libertà però non vuol dire che non ci sia qualcuno che possa “guidare” il mercato, anzi. È proprio in una società libera che esistono persone che  “sanno essere i rabdomanti dei desideri altrui” e imprenditori con veri e propri alert, antenne continuamente alzate.

Un lettura, quella de “L’intelligenza del denaro”, che tra nomi di esimi economisti come Adam Smith e John Maynard Keynes, e modelli economici, riesce ad arrivare anche al lettore meno preparato nel settore, grazie ad esempi e metafore calzanti, quali il lungo processo della realizzazione del telefonino, entrato nelle nostre vite. Non solo, anche la spiegazione ancora più semplice del funzionamento di E-bay rende naturale un meccanismo che a volte i media comunicano come entità astratta complessa, ma che in realtà siamo noi con le nostre scelte a influenzare.

Alberto Mingardi

“L’intelligenza del denaro. Perché il mercato ha ragione anche quando ha torto”

Marsilio Editori 2013

pp. 336 euro 21,00

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