L’astioso Sallusti non scalfisce un serafico Giannino

L’astioso Sallusti non scalfisce un serafico Giannino

Questa volta Alessandro Sallusti non è riuscito a provocare reazioni, più o meno furiose, nel suo interlocutore televisivo. Eppure le stilettate del direttore del quotidiano il Giornale non sono mancate. E la polemica politica in corso non è proprio tenue, visto che Silvio Berlusconi accusa ormai apertamente Oscar Giannino che Fare per Fermare il Declino di fatto rischia di far perdere la Lombardia a Roberto Maroni, oltre a sottrarre voti preziosi alla coalizione di centrodestra.

Ieri sera nella puntata di Otto e Mezzo su La 7 Sallusti non era meno ficcante del solito in presenza di Giannino, candidato premier della lista Fare per Fermare il Declino. Eppure l’intellettuale liberista, che conosce bene Sallusti, non si è agitato più di tanto per le accuse a volte velate, a volte no, del direttore del Giornale.

Nel corso della trasmissione Sallusti, in sostanza, ha accusato più o meno direttamente Giannino di essere stato a libro paga di aziende vicine o di proprietà di Berlusconi, visto che negli anni l’editorialista di economia è stato capo dell’economia del Foglio di Giuliano Ferrara, direttore di Libero Mercato, firma del settimanale Panorama.

Ma Giannino non si è scomposto più di tanto limitandosi a rispondere che dopo 18 anni di promesse non mantenute da parte di Berlusconi su meno spesa pubblica, meno tasse e rivoluzione liberale della società e della giustizia non è lui, Giannino, ad aver cambiato idea ma è l’ex premier che non è più credibile; e dunque i liberali e i liberisti doc, secondo il leader di FiD, non possono e non devono più seguire Berlusconi.

Ma Sallusti ha poi voluto ricordare come gli attuali toni anti tremontiani di Giannino stridono con la collaborazione e la sintonia che per anni l’intellettuale liberista ha avuto con l’ex ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, come ricordano gli articoli scritti da quello che poi è stato anche il ghost writer di Emma Marcegaglia. Giannino non ha replicato sul punto specifico, ma ha rammentato che nelle gestioni degli esecutivi Berlusconi-Tremonti la spesa pubblica non è scesa e la pressione fiscale è salita.

Il direttore del Giornale ha pure lasciato capire che il critico di banche e banchieri, ovvero Giannino, è stato in passato considerato vicino a qualche banchiere. Chi? Sallusti non lo ha detto. E Giannino ha glissato. Materiale, magari, per prossime staffilate di Sallusti dalle colonne del quotidiano di Paolo Berlusconi o da qualche canale tv, non solo Mediaset.

Quello che è certo è che il direttore del Giornale, questa volta, alla presenza di Lilli Gruber, non ha fatto innervosire l’interlocutore: un serafico Giannino con ilari smorfiette sminuiva le stilettate di Sallusti.

ultima modifica: 2013-02-08T13:42:20+00:00 da Leo Soto

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