Dalla vicenda di Vatileaks fino al mancato aiuto dei suoi collaboratori (compresso Bertone) il professore Ratzinger era stanco e ha compiuto uno storico “gesto di libertà” che rafforzerà la Chiesa. Intervista a Aldo Maria Valli, vaticanista del Tg1

Siamo davanti alla prima volta che, nella storia moderna, un Papa rinuncia. La giustificazione “non ce la faceva più” sembra banale, superflua. Le dimissioni di Benedetto XVI nascondono qualcosa? Sono l’acme degli scandali che hanno sconvolto negli ultimi tempi il Vaticano? La rinuncia del Santo Padre è un altro segnale della crisi e della decadenza della contemporaneità?

Appena arrivata la notizia, qualcuno su Twitter ha scritto: “Caffè doppio per Aldo Maria Valli”. In effetti non sono state ore semplici neanche per il vaticanista del Tg1 e autore di “La verità del Papa. Perché lo attaccano, perché va ascoltato” (Lindau, 2010). Troppo presto per capire la profondità della scelta di Benedetto XVI. Sia per i non credenti ma ancora di più per i fedeli. Valli però ci ha provato lo stesso. In un’intervista con Formiche.net, il vaticanista sostiene che siamo davanti certamente a una prima volta, ma la Chiesa ne ha vissute tante, e da questa uscirà rafforzata.

Perché si è dimesso il Papa? È davvero stanco o dietro c’è stato un complotto?
Nessun complotto. Lui si è accorto di non avere più le risorse ed è consapevole dell’importanza che in questo ruolo ci sia una persona forte ed energica. Non bisogna fare nessuna dietrologia.

Quanto hanno influito gli scandali come, ad esempio, quello Vatileaks e quello dello Ior?
Non hanno influito direttamente. Benedetto XVI non si dimette perché c’è stato “il corvo” o per lo Ior. Si dimette perché si sente stanco e inadeguato e considera che il capo della Chiesa deve essere può forte. Ma anche se non sono cause dirette possiamo considerarli motivi indiretti. Questi scandali hanno logorato il papa. E in più non ha avuto una squadra all’altezza del compito.

Si può dire che è rimasto solo?
Benedetto XVI ha sempre detto che non si sentiva solo, che sentiva con lui la compagnia della famiglia pontificia. Ma penso che non c’è stata la squadra di governo. Non hanno saputo gestire i tanti problemi che hanno costellato il papato di Joseph Ratzinger. Invece di aiutarlo hanno reso spesso le cose più difficili.

Dopo il ritiro di Benedetto XVI, come esce il cardinale Tarcisio Bertone? Più rafforzato o colpito?
Senza dubbi colpito. Con le dimissioni di un Papa vengono alla luce tutti i problemi che ci sono stati e che la segreteria di Stato non ha saputo gestire.

L’Osservatore romano ha detto che la decisione è stata presa dal Papa durante il viaggio in Messico e Cuba. Ve lo aspettavate, c’erano stati indizi o vi ha colto di sorpresa?
Al dire il vero c’era un indizio: il fatto che non si parlasse ancora dei viaggi in programma per quest’anno. Di solito, alla fine dell’anno precedente o nei primi giorni del nuovo qualcosa a grandi linee sia sa, ma questa volta. Poi nel libro “Luce nel mondo” di Peter Seewald c’era un chiaro riferimento alle dimissioni.
Personalmente ho sempre pensato che questo Papa possedeva la libertà e l’umiltà per compiere un gesto di questo tipo. Giovanni Paolo II aveva una concezione diversa, direi mistica: pensava che la croce doveva essere portata fino alla fine, mentre il professore Ratzinger è sempre stato più semplice e si è comportato di conseguenza.

Il direttore di Repubblica, Ezio Mauro, ha detto che siamo di fronte alla prima di una cascata di “prime volte”. Sono le dimissioni del Papa l’inizio di una nuova era, l’evidenza che la Chiesa sta cambiando?
Ci sono state tante prime volte: il primo viaggio, il primo uso delle tecnologie. Qua siamo davanti ad un cambiamento che rende il pontificato più umano, che fa scendere il Papa dai confini con il cielo e lo colloca più vicino ai uomini. Non ci deve essere nessuno sconforto da parte dei fedeli. Questo è un gesto di libertà, di fiducia, che dimostra che nessuno è centrale e che le cose si rimetteranno a posto.

Sui “papabili”, ci sono possibilità che venga eletto un Papa africano? O verrà dal continente americano?
Ho sempre sbagliato nelle previsioni. Quando nomino uno non viene mai eletto. Non credo che ci siano candidati possibili nel continente africano, mentre nelle Americhe ci sono alcuni con le credenziali in regola. Ma su questo è meglio se sentite altri: non ci prendo mai.

Condividi tramite