Da un’indagine Ipsos-Save the Children emerge che il fenomeno del bullismo in rete coinvolge ed è temuto da un’alta percentuale di adolescenti.

 

Nell’era della tecnologia in cui viviamo sono tanti e disparati i vantaggi e i comfort derivati dall’utilizzo di dispositivi elettronici. Questo è il motivo per cui milioni di persone si accingono, quotidianamente, all’acquisto di uno smartphone, magari confrontando gli abbonamenti cellulare incluso proposti dagli operatori telefonici, o alla scelta di un tablet o di un notebook o pc portatile. Il variegato mondo dei dispositivi elettronici, però, non porta con sé soltanto delle agevolazioni e anzi, talvolta, crea un terreno più che fertile per criminalità o situazioni di forte pericolosità.

 

Secondo i risultati della ricerca “I ragazzi e il cyber bullismo”, realizzata da Ipsos per Save the Children, il 72% degli adolescenti percepisce il tema come uno dei fenomeni sociali più pericolosi dei nostri tempi, superando persino la droga, e il rischio di subire molestie da un adulto. Almeno quattro minori su dieci inoltre, hanno assistito ad atti di bullismo verso coetanei, e spesso i social network, utilizzati spesso anche tramite strumenti elettronici come i cellulari, diventano un potente veicolo di diffusione di immagini e iniziative, volte a denigrare chi viene percepito come diverso.

 

Il cyber bullo infatti, scaglia tutta la sua avversione contro la supposta “diversità”, e può andare a colpire caratteristiche che riguardano l’abbigliamento, l’orientamento sessuale, l’aspetto estetico, la timidezza, l’essere straniero, e persino la disabilità; tutti fattori che fungono da incentivo per intraprendere campagne denigratorie a mezzo smartphone contro qualcuno.

 

In quest’ottica, i social network diventano uno dei veicoli principali che i cyber bulli utilizzano per prendere di mira qualcuno. Rubare e-mail, profili, o messaggi privati per poi renderli pubblici, inviare sms o e-mail aggressive, creare gruppi “contro” qualcuno, diffondere immagini diffamanti o di carattere estremamente privato, e mettere in atto persecuzioni attraverso il profilo su un social network, sono le azioni preferite dai bulli del web nel perpetrare l’attacco contro le loro vittime.

 

Nella consapevolezza che le conseguenze del cyber bullismo possano portare, tra i molti aspetti negativi legati al fenomeno, anche all’isolamento sociale e alla depressione, l’indagine Ipsos è stata non a caso diffusa alla vigilia del Safer Internet Day, la giornata istituita dalla Commissione Europea con l’obiettivo di promuovere tra i giovani un utilizzo più responsabile dei nuovi media.

 

La necessità di interventi che sensibilizzino le giovani coscienze verso il fenomeno, è stata ribadita anche da Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children Italia, che ha affermato: “I ragazzi trascorrono gran parte del loro tempo tra i banchi ed è lì che sperimentano una buona fetta della loro socialità. Il ruolo della scuola è di primaria importanza per valutare ed implementare interventi mirati contro il dilagare del cyber bullismo”.

 

Sempre più cellulari infatti vengono visti nelle classi, ormai fin dalle scuole medie. Da una parte sbagliano i genitori, che spesso sono troppo apprensivi e decidono di dare in mano a dei ragazzini inesperti uno strumento a volte pericoloso.

 

Dall’altra sono anche i ragazzi stessi che richiedono modelli di smartphone sempre più innovativi che invece non sono in grado di utilizzare in modo appropriato.

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