Le gazzette raccontano, con malcelata soddisfazione, che alla Camera dei Deputati vengono rimosse le targhe “riservato ai deputati” (ascensore) e “precedenza ai deputati” (posta). Il Corriere della sera, oggi, le definisce “discriminatorie” (anche se con le virgolette). Il restyling viene attribuito al nuovo clima dovuto all’imminente sbarco dei Grillini, ritenuti refrattari ad ogni forma di privilegio. L’egualitarismo metodologico non mi ha mai convinto, lo trovo intrinsecamente demagogico e politicamente pericoloso (dai giacobini, il terrore). Il principio di identità e quello di non contraddizione, che connotano la cultura occidentale, impongono di riconoscere l’eguale ma, altresì, le differenze. Rendere eguali le diversità significa condannarle alla in-differenza e, quindi, alla perdizione. Il che non è sempre un valore (la morte livella, Totò e i giacobini insegnano). I deputati non sono eguali agli altri frequentatori del Palazzo. Non solo dal punto di vista istituzionale (solo i primi rappresentano la nazione ed è, quindi, doveroso che ne venga riconosciuto il ruolo apicale), ma anche dal punto di vista operativo: solo i deputati svolgono la gran parte delle loro funzioni in Parlamento. E’, pertanto, fisiologico ed, anzi, utile che logicisticamente vengano create le condizioni ottimali per agevolarne il lavoro (lo prescrive anche il manuale più elementare). In Parlamento “Riservato ai deputati” è un privilegio … da working class.

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