L’annuncio è dello scorso 4 marzo, rivolto alla “gentile clientela” e scritto in cinese e italiano. Quattro giorni dopo la Bank of China ha aperto la filiale romana. La sede è in via Barberini dal civico 97 al civico 103. Lì dove un tempo si trovava una concessionaria di lusso Bentley ora c’è l’insegna con i caratteri neri e il simbolo rosso della BoC, seconda filiale dopo quella di Milano dove sbarcò a dicembre del 1998.

Con la filiale capitolina, si legge nel comunicato sul sito dell’istituto, “continua la tradizione del gruppo, ponendo al centro dell’attenzione il cliente e proponendosi di offrire servizi e assistenza finanziari di qualità”.

Dalle file dell’istituto, di cui era presidente, arriva anche l’attuale numero uno della China Securities Regulatory Commission, Xiao Gang, uscito dal giro di valzer di nomine dello scorso marzo. Nel 2012 anno del centenario, la banca ha fatto profitto per 139 miliardi di yuan, in aumento del 12 per cento rispetto all’anno precedente.

Su twitter qualcuno si meraviglia e scrive “Vedi come cambia l’economia”. Ma è ormai da anni che le banche commerciali della Repubblica popolare hanno iniziato a guardare all’Italia. A gennaio del 2011 fu la volta, sempre via Milano, della Industrial & Commercial Bank of China, (Icbc), definita lo stesso anno dal Financial Times come la migliore corporate bank oltre la Muraglia e più grande banca commerciale della Cina. Un arrivo salutato in pompa magna. E tra gli istituti commerciali cinesi in libera prestazione di servizi i dati della Banca d’Italia riportano anche la China Construction Bank, iscritta dal 2010.

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