Ernesto Galli della Loggia non conosce il nuovo ministro della cultura, Massimo Bray. Invece di chiedere un appuntamento o aspettare di vedere cosa farà il nuovo inquilino del Collegio romano, verga un indignato commento sulle colonne del Corriere della Sera. Non essendo persona nota ed essendo per di più una persona che ha lavorato con Giuliano Amato e Massimo D’Alema merita una scomunica preventiva.

Enciclopedia Treccani e fondazione Italianieuropei sono due entità diverse ma entrambe di grandissimo pregio, e non per il nome che portano ma per il lavoro che producono. Bray è stato in questi anni un direttore capacissimo e apprezzato. In Treccani ha saputo fare un lavoro di “modernizzazione” invidiabile, tanto più perché ha saputo innovare senza scalfire la gloriosa tradizione.

Questo c’entra qualcosa con il ruolo di ministro? Dubitare è lecito ma scagliarsi come ha fatto Galli della Loggia è francamente una esagerazione non degna del noto editorialista.

Ai Beni Culturali si sono succeduti politici di rango (primo fra tutti Walter Veltroni) e professori autorevolissimo (l’ultimo è stato il Magnifico Rettore della Cattolica, Lorenzo Ornaghi). Tutti hanno fatto del loro meglio con risultati mediamente buoni ma senza neppure promuovere rivoluzioni epocali che con ogni probabilità non realizzerà neanche Bray.

Questa idea però del luogo sacrale della conservazione dove per accedere devi essere come minimo ordinario in una quotata università italiana o straniera, è una mistificazione bella e buona di ciò che invece servirebbe al ministero.

In questo, riuscirà il neo ministro? Non lo sappiamo, anche se confessiamo di esserne fiduciosi. Sorprende e rammarica la fatwa di Galli della Loggia.

D’altronde, dopo innumerevoli anni di onorata collaborazione con via Solferino un commento discutibile ci può stare tutto. Al pugliese Massimo Bray ora tocca dimostrare che il pregiudizio dell’editorialista era sbagliato.

Noi, per parte nostra, auguriamo a lui e al ministero un sincero “in bocca al lupo”.

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