Oggi è il 18 aprile: una data storica per noi “ DC non pentiti” e per l’Italia. Se quel 18 aprile del 1948 non avesse vinto la DC di De Gasperi la storia italiana sarebbe stata un’altra e quasi certamente assai peggiore.

Lo ricordiamo oggi quel 18 aprile non per un vago e regressivo sentimento nostalgico, ma per sottolineare come siano cambiati i tempi ! Scomparsa politicamente la DC, anche se mai sciolta giuridicamente, ieri sera al Capranica si è vissuta una della pagine più drammatiche  nella breve storia del PD.

“Giunto primo senza aver vinto le elezioni di Febbraio”, Bersani ha indicato a un’assemblea dei parlamentari, priva di oltre 150 componenti,  il nome di Franco Marini quale candidato del PD su cui il partito chiederà di votare oggi per la presidenza della Repubblica.

Tifosi sin dal primo momento del caro “lupo marsicano”, non dimenticato  nostro leader nella corrente della sinistra sociale DC di Forze Nuove, abbiamo applaudito alla scelta di Bersani per una personalità che rappresenta in questo momento il punto di equilibrio più avanzato tra le due forze politiche che esprimono insieme quasi il 60 % dell’elettorato italiano.

Come nel 1999, però, è scattato immediatamente l’anatema contro Marini da vecchi e nuovi esponenti di un partito che non è mai riuscito a diventare un’autentica casa comune delle diverse culture che si pensava di amalgamare. E dall’esterno i soliti accoliti pennivendoli del gruppo De Benedetti & C.

Passi per il giovane e ambizioso Renzi che, a furia di assumere il ruolo di Gianburrasca della politica italiana, con le inconsistenti e offensive affermazioni antimariniane di ieri nella trasmissione TV di Daria Bignardi, rischia di trasformarsi in una brutta copia dell’ex comico genovese. Una sorta di guitto politicante più adatto all’avanspettacolo che ad assumere funzioni dirigenti a livello istituzionale.

Più scontate le reazioni come quella della solita pasionaria di Sinalunga, Rosi Bindi, eterna scontenta e rancorosa difenditrice del suo Romano da Bologna, così come quelle dei vari  gruppi e sottogruppi  più vicini al SEL di Vendola  pronti a subire masochisticamente le contumelie quotidiane di Grillo e dei suoi Cinque Stelle.

Silente in maniera preoccupante D’Alema e assenti molti dei suoi amici parlamentari,  un manipolo di fans di Rodotà esterni al Capranica urlavano slogan contro Bersani e il PD al grido  di : “ traditori” e “ non vi voteremo più”. I due terzi dell’assemblea ha votato a favore della proposta del segretario, la situazione, tuttavia,  si presenta alquanto difficile nelle prime due votazioni odierne alla Camera.

Sulla carta, valesse ancora la regola della disciplina di partito, ci sarebbero i numeri per eleggere Marini nelle prime tre votazioni a maggioranza dei due terzi degli aventi diritto.

Se, viceversa,  come temiamo, si aprisse il cecchinaggio dei palesi e dei franchi tiratori, il rischio sarebbe non solo e non tanto l’ennesima bocciatura di Marini, ma la fine della stessa leadership di  Bersani e la quasi certa implosione del Pd.

Non ci spingiamo oltre in attesa del voto. Stringiamo le dita per il nostro Franco e che la Fortuna ci assista. E se non sarà un nuovo 18 aprile, fatti nuovi dovranno accadere e accadranno dentro e fuori del Parlamento nazionale.

Ettore Bonalberti

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