Roberto Saviano ha pubblicato il suo ultimo libro per Feltrinelli ed è subito balzato in vetta alla classifica. ZeroZeroZero è al primo posto fra i libri più venduti e arriva dopo sette anni dal successo editoriale e non solo di Gomorra, edito da Mondadori.

Se ancora non lo avete sfogliato, tenetevi pronti per una lettura che descrive non solo fiumi di cocaina, ma anche fiumi di violenza.

Se siete completamente digiuni di temi che trattano i cartelli del narcotraffico. Se non avete in mente la Salma Hayek de Le belve dell’ultimo Oliver Stone. Se non seguite serie televisive come Sons of Anarchy che nell’ultima stagione hanno introdotto il traffico di droga attraverso i cartelli messicani, sappiate che il lato oscuro della criminalità è davvero cruento e non lascia scampo per nessuno che abbia toccato l’argomento.

Roberto Saviano, chiuso nella sua vita di sorvegliato speciale, sotto copertura riesce a portare a termine una ricerca con dovizia di particolari sulla potenza della cocaina oggi.

Quello che colpisce di ZeroZeroZero, oltre naturalmente la scia di sangue che va dai Paesi latini all’Africa fino all’Europa, è la riflessione dell’autore che permea tutto lo scritto. Non solo amarezza per la sua condizione, ma per tutti coloro che hanno tentato attraverso il mestiere delle parole e delle azioni, dai giornalisti ai poliziotti infiltrati, di cambiare e intervenire direttamente su un sistema criminale.

Sicuramente se la malvagità e la ferocia è insita nell’uomo, se noi nasciamo cattivi, allora assolvere i nostri comportamenti diventa più semplice. Ma se invece non fosse così? Se bastasse un addestramento duro per renderci totalmente immuni dall’empatia verso l’altro e crudeli?

È nei meandri di tali quesiti che le storie dei cartelli della droga ci portano. Nella completa devozione al denaro e al potere. Alla consapevolezza che non ci si può fidare di nessuno. Così entriamo in racconti che delineano il narcocapitalismo, le donne che spietatamente si sono fatte largo in un mondo maschile e maschilista, poliziotti che hanno dato la vita per lottare contro tutto questo. Ma l’idea che presi cento, altri mille occuperanno subito il loro posto arriva sempre nella testa di chi combatte. E Saviano aggiunge anche la sua personale soluzione: legalizzare la cocaina.

Secondo l’autore, ben consapevole delle critiche, solo questa potrebbe essere l’alternativa all’impero parallelo dei narcotrafficanti. D’altronde il mondo corre, la nostra vita è una continua rincorsa, dice Saviano, e ci sarà sempre di più un’altissima richiesta di questo prodotto capace di dare energia e non far sentire la fatica. La domanda in questo mercato aumenterà e si vorrà ancora di più un prodotto purissimo, la migliore qualità, come quella della farina, appunto la 000.

Lo scrittore si sofferma in maniera approfondita sul sistema del traffico di droga e quanto purtroppo sia tragicamente radicata la cocaina nel mondo. Ma sa anche svelare i pensieri di chi ha deciso che il suo mestiere diventasse una missione.

“Leggere è un atto pericoloso perché dà forma e dimensione alle parole, le incarna e le disperde in ogni direzione.[…] Conoscere il narcotraffico, conoscere il legame tra razionalità del male e del denaro, squarciare il velo che ottunde la supposta consapevolezza del mondo. Conoscere è iniziare a cambiare”.

Questo brano rappresenta la potenza del pensiero di Saviano, che inevitabilmente sente tutto il peso di narrazioni da cui non si può tornare indietro. E ringrazia tutti coloro che gli sono vicini, dalla squadra della scorta, fino a Carlo e Inge Feltrinelli, Gian Arturo Ferrari, Bono Vox e Salman Rushdie.

Insomma ZeroZeroZero è un libro non ben definibile, anzi definirlo e catalogarlo non ne renderebbe giustizia. Narra fatti reali con la forza di un romanzo, coinvolgendo il lettore e facendolo scendere nell’inferno di un mondo feroce e nella solitudine del narratore.

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