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Renzi, Bersani, Marino: dove va il Pd?

Si può dire che il Pd è al centro della scena politica. Gli elementi per sostenerlo non mancano.

C’è il tentativo di Pierluigi Bersani di costituire un governo di cambiamento a guida Pd (con il sostegno non si sa di chi).

C’è l’ambizione del ministro tecnico Fabrizio Barca di occuparsi di politica, e del Pd in particolare, tanto che presto presenterà un documento in cui esporrà la sua idea di partito (non aspira a fare il segretario, dice, ma chissà).

C’è l’effervescenza di Matteo Renzi che, di fatto, sconfessa la linea Bersani (come sostiene il direttore dell’Unità, Claudio Sardo, con molte ragioni) e si candida a coagulare un partitone riformatore, anche se non lo dice apertamente.

E ci sono state le primarie del centrosinistra a Roma, dove ha vinto Ignazio Marino superando David Sassoli e Paolo Gentiloni. Che dire? Lasciamo la parola a uno che di Pd se ne intende, Claudio Cerasa del Foglio: “Per capirci: Gasbarra-Zingaretti-Bettini-Marino sono figli del vecchio modello Roma. Hanno vinto loro. Il nuovo apparato è stato annientato”, ha cinguettato su Twitter.

Tutto bene quindi per il Partito democratico? Mica tanto, anzi niente, se si osserva con una visuale diversa.

Si prenda ad esempio la lettera di oggi di Walter Veltroni al quotidiano la Repubblica. L’ex segretario del Pd, in sostanza, smonta l’impostazione bersaniana: non possiamo essere solo progressisti, non possiamo essere autosufficienti.

Anche l’attivismo di Renzi, che qualcuno nel Pd pensa comunque che possa restare nel perimetro del Partito, in verità va oltre il Pd, specie con un’eventuale confluenza di Sel e anche in una versione di partito alla Fabrizio Barca.

Ma lo scenario che Veltroni cerca di scongiurare è quello che si sta avverando a Roma: la vittoria di Marino delinea un partito progressista, chiaramente di sinistra.

Evidentemente c’è chi ritiene nel Pd che solo con un partito con questa impostazione si può fare concorrenza al movimento fondato da Beppe Grillo: per arginare ulteriori smottamenti elettorali e per impostare una risalita.

Insomma: il Pd sarà pure al centro della scena, ma è più preda di convulsioni e spappolamenti che protagonista certo di un futuro radioso, a 5 stelle.

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