Il suo nome è emerso a sorpresa oggi alla prima votazione alla Camera per il Quirinale. Per Sergio Chiamparino sono arrivati 41 voti, provenienti dai “ribelli” renziani del Pd. Una candidatura che è diventata più forte al secondo scrutinio, raggiungendo i 90 voti. E che potrebbe diventarlo ancora di più all’assemblea dei grandi elettori del partito prevista per domani.

Pierluigi Bersani ha detto che “bisogna prendere atto di una fase nuova. A questo punto penso tocchi al Partito Democratico la responsabilità di avanzare una proposta a tutto il Parlamento”. E dal cilindro del Pd potrebbe uscire proprio Chiamparino, anche se lui dice di considerarsi un “non candidato”.

Chiamparino è un nome nuovo, ancora non bruciato dal “totonomi” incessante degli ultimi giorni.

Una lunga carriera politica iniziata nelle file del Pci, l’esperienza dal 2001 al 2011 come sindaco di Torino, la battaglia per avere l’alta velocità che collega l’Italia alla Francia con la Torino-Lione, la presidenza dell’Anci fino alla elezione come presidente della Compagnia di San Paolo, con l’appoggio di Giovanni Bazoli, presidente di Intesa, e di Giuseppe Guzzetti, presidente dell’Acri, l’associazione delle fondazioni bancarie.

Insomma il sindaco-banchiere è apprezzato dai poteri forti, è di sinistra ma rispettato anche a destra, Silvio Berlusconi non dovrebbe porre voti sul suo nome, con tutta probabilità. E più di tutto, potrebbe mettere d’accordo renziani e bersaniani. E questa sì, sarebbe una notizia.

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