I dati macroeconomici di giornata in Germania, Francia e Italia indicano inequivocabilmente che la politica merkeliana applicata in Europa sta disgregando gli Stati dell'Unione europea...

I frutti amari dell’austerità iniziano a lambire anche l’austera Germania, oltre che la Francia e i Paesi periferici dell’Europa. I primi dati macroeconomici di questa mattina indicano una chiara direzione che dovrebbe indurre a una riflessione Berlino su una necessaria, indispensabile inversione di marcia rispetto al rigorismo moralistico che sta incrinando anche la coesione sociale dei Paesi europei.

I dati non ottimistici di Berlino

L’ossessione per gli equilibri rigidi della finanza pubblica che ha intaccato la crescita in Europa inizia a riverberarsi anche nel Paese governato da Angela Merkel. Questa mattina ha esordito la Germania con alcuni numeri macroeconomici, comunicando i dati sul Pil del primo trimestre 2013, che è tornato a crescere, ma al di sotto delle previsioni. Secondo i dati dell’Ufficio federale di statistica, dopo la contrazione alla fine dello scorso anno, nei primi tre mesi il Pil tedesco registra un incremento dello 0,1%, inferiore alle stime, rispetto al precedente trimestre. Gli analisti attendevano, infatti, un’espansione dello 0,3% della principale economia europea, sottolinea il Sole 24 Ore. Nell’ultimo trimestre del 2012, il Pil aveva fatto registrare un calo dello 0,6%.

I numeri poco confortanti per la Francia

Pil ancora in calo per la Francia. Nel primo trimestre del 2013, il prodotto interno lordo ha registrato una contrazione dello 0,2%, dopo la flessione, sempre dello 0,2% nell’ultimo trimestre del 2012. A comunicarlo è l’Insee, l’ufficio nazionale di statistica francese. Si tratta, rileva, del terzo ribasso nel corso degli ultimi quattro trimestri.

Il Pil in Italia

Nel primo trimestre dell’anno il Pil, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è diminuito dello 0,5% rispetto al trimestre precedente e del 2,3% nei confronti del primo trimestre del 2012. Lo rileva l’Istat. E’ il terzo trimestre negativo consecutivo: un primato, purtroppo.

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