Il cambiamento, questo il tema del Festival della Fotografia Europea 2013, che si svolgerà a Reggio Emilia dal 3 al 5 maggio prossimi.

Un tema di grande attualità. La voglia di cambiamento sembra ineluttabile. Tutti lo invocano nella convinzione che questo rappresenti l’unico modo di fare un vero salto in avanti, cancellando il passato e aprendo la via ad epoca nuova. Ma il cambiamento è sempre in atto e la fotografia ne è il testimone impietoso.

Da sempre la fotografia rappresenta l’attimo e fissa uno stato immutabile. Ma l’insieme degli attimi nel tempo, nella realtà non fanno altro che marcare il mutamento continuo del mondo che ci circonda e di fatto, a volte, anticiparlo. Il tema del Festival della Fotografia Europea 2013 porta alla nostra attenzione questo curioso fenomeno, già individuato da Roland Barthes e descritto come “futuro anteriore”. La fotografia contiene già in se il senso del cambiamento, e, nel momento che la osserviamo, il suo contenuto – il referente, sia esso un paesaggio, una cosa, una persona – è già cambiato. Ed il fotografo, nell’attimo in cui scatta, se ne assume, inconsciamente, la responsabilità; una responsabilità individuale come parte di una responsabilità sociale, perché oggi si scattano molte più foto di prima e la documentazione del divenire – delle cose, degli uomini, della società – fissato in un attimo, è di fatto una lunga, infinita, sequenza quasi filmica che, attraverso i diversi stati, ci suggerisce il nostro futuro.

Nel Festival, il cambiamento passa attraverso lo sguardo di tanti fotografi di diverse nazionalità, che hanno colto e segmentato gli aspetti fisico ambientali, quelli dei sentimenti o della socialità, con immagini che lasciano un segno ma al tempo stesso ci spingono a riflettere su ciò che sarà. Non sono casuali le parole chiave della rassegna: straniamento, fiducia, sorpresa e visione. Le stesse parole che oggi segnano il nostro vivere e che vorremmo riempissero di significato il nostro futuro. E le fotografie sono le chiavi che ci aiutano a leggerci dentro, senza dimenticare, senza cancellare, ma immaginando il domani.

Ecco allora le foto “illuminanti” della giapponese Rinko Kawauchi, la sfida al tempo del francese Philippe Chancel e il lato eccentrico delle persone svelati dal britannico David Stewart. I progetti surreali come The Afronauts di Cristina De Middel, gli spettri di una Chernobyl per non dimenticare di Sergey Shestakov, la complicata relazione tra una madre e una figlia di Viktoria Sorochinski. E ancora To Belong di Anders Petersen sui luoghi emiliani colpiti dal terremoto ed i progetti Reggio Children e Speciale diciottoventicinque o il territorio emiliano esplorato dal finlandese Esko Männikkö. Troviamo poi le immagini di Andrea Galvani, che conduce esperimenti nei mari del Nord, e di Thierry Cohen con le sue città illuminate dalle stelle o gli scienziati “spaziali” di Stefano D’Amadio. Non manca un occhio al fascino dell’oriente nella mostra della collezione della Biblioteca Panizzi o la rilettura dei mutamenti della società italiana attraverso gli scatti della fotografa e scrittrice Carla Cerati.

Promosso dal Comune di Reggio Emilia, il festival inizia con un ricco weekend di conferenze, performance, proiezioni, spettacoli e workshop (quasi tutti gratuiti) a contorno dei numerosi eventi espositivi. Le mostre di Fotografia Europea 2013 rimarranno aperte fino a domenica 16 giugno e sono organizzate in quattro percorsi legati al tema del cambiamento. In totale 390 le mostre presentate a Reggio Emilia, ma anche in numerosi comuni della provincia: 21 esposizioni istituzionali, 83 mostre inserite nel percorso collegato, 166 appartenenti al circuito Off e 120 Portfolio online che presenta mostre virtuali di fotografi italiani ed europei.

Scritto da Riccardo Cattani / Bycam

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