La mostra fotografica del premio internazionale World Press Photo 2013 è un grande esempio di come fotografia e giornalismo siano ancora oggi, all’epoca di internet, il miglior connubio per documentare ed illustrare ciò che accade nel mondo, facendo rivivere in chi le osserva il dolore, gli stati d’animo, le sensazioni di eventi cruciali o di semplici momenti di vita quotidiana.

Questa edizione del premio è stata segnata da numerose polemiche sulla foto vincitrice dello svedese Paul Hansen, tacciata di essere una abilissima manipolazione con PhotoShop, e questo in qualche misura ha distolto dal vero senso di tutte queste immagini: una visione globale della quotidianità – dolorosa, inquietante, affascinante, brutale, gioiosa, colorata, tenera – quasi fosse una realtà aumentata e portata direttamente al cuore delle persone.

Girando fra le tante fotografie esposte nelle sale del Museo in Trastevere e realizzate da 54 fotografi di 32 diverse nazionalità, ci si rende conto che queste possiamo guardarle da due punti vista distinti e separati. Il primo, l’aspetto tecnico-formale, che ci dice come la fotografia oggi, quella digitale, abbia fatto passi da gigante, anche nell’uso in situazioni estreme, e come il controllo dell’immagine nella fase “post” di stampa stia recuperando quella attenzione e qualità propria della fotografia analogica. Il secondo punto di vista è quello del racconto foto-giornalistico.

Il racconto per immagini trascende le differenze culturali e linguistiche e raggiunge livelli di complessità e profondità immediati nella comunicazione. Basta osservare, tra le tante, la foto del soldato ferito in Siria [di Rodrigo Abd, Argentina,The Associated Press] con la mano sulla bocca come a voler impedire che tutto il dolore della tragedia umana della guerra possa uscire e farci sentire quello che i suoi occhi lucidi non possono dire. E la foto [di Alessio Romenzi, Italia, per Time Magazine] della famiglia siriana in fuga verso la Turchia, attraverso il filo spinato, dove il lieve mosso è capace di farci sentire la fatica e tutto il dramma della gente comune nell’abbandonare la propria terra alla ricerca di quella pace tanto sognata. O il foto-racconto di vita quotidiana [di Fausto Podavini, Italia] che documenta l’amore e il sacrificio di una donna che accudisce con immensa tenerezza il marito malato di Alzheimer: scatti in bianco e nero che danno una luce particolare ad una relazione d’amore che malgrado tutte le difficoltà resta viva.

La mostra World Press Photo non è allora soltanto una galleria di immagini sensazionali, ma è un documento della storia dei nostri giorni, un racconto senza orpelli, di cruda verità, che ci lascia impietriti ma anche sorpresi quando va oltre la visione e penetra nei sentimenti, facendoci capire quanto spesso giriamo la testa dall’altra parte per non essere coinvolti.

La mostra World Press Photo 2013, accompagnata dal volume edito da Contrasto e che raccoglie tutte le foto vincitrici, è visibile a Roma, presso il Museo di Roma in Trastevere, fino al 26 maggio.

Scritto da Riccardo Cattani / Bycam

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