“Secondo bloomberg, che da solo ha creato un’impero da 27 miliardi di dollari sulla fornitura di dati e informazioni finanziarie, “per le persone di medie capacità, in verità fare l’idraulico probabilmente sarebbe un affare migliore”, che, “andare ad harvard”, nonostante lui stesso sia proprio un ex studente del più prestigioso ateneo della ivy league. un idraulico, ha insistito il primo cittadino di New York nel suo programma radiofonico del venerdì sera, comincia la sua carriera con meno debiti e un salario più alto di chi è appena uscito dall’università. uno studente “spende in quattro anni 40-50 mila dollari in tasse senza guadagnare un soldo”, ha detto basando i suoi calcoli sul costo delle università piu’ elitarie degli Stati Uniti”. Nel riportare la notizia, repubblica definisce quella di bloomberg una “provocazione”. il successo del personaggio non consente, però, di liquidare il tutto come fosse una mera boutade.

bloomberg ha ragione: per chi non ha grandi capacità frequentare l’università potrebbe non essere un buon “affare”. attenzione: affare. quello che colpisce della provocazione di bloomberg è l’orizzonte della sua riflessione: lo studio universitario viene preso in considerazione essenzialmente nell’ottica della capacità di produrre reddito. ed è chiaro che, in questa prospettiva, chi non è particolarmente versato negli studi farebbe bene a considerare la convenienza di altre opzioni.

in questo approccio il sindaco di new york è tutt’altro che isolato. si moltiplicano gli studi sull'”investimento universitario” e la promozione dei “corsi professionalizzanti”. l’università non è più vissuta come il tempio del sapere; è piuttosto considerata una palestra nella quale gli studenti si preparano all’ingresso nel mondo del lavoro. di qui la lamentela per gli studi troppo teorici, l’infittirsi di momenti operativi nel percorso formativo, il progressivo abbandono degli insegnamenti meno rispondenti all’ortoprassi.

se l’università viene considerata come un investimento economico è giusto e doveroso che i risultati dello studio vengano valutati comparativamente con altre opzioni, come quella dell’idraulico (prima, durante e a conclusione del ciclo. a ben vedere, anche il conseguimento della laurea non dovrebbe frenare impieghi alternativi più profittevoli).

per chi – con allan bloom (e il sempre attuale “la chiusura della mente americana”) – ritiene invece che l’università sia la sede e l’ultima occasione nella quale i giovani – in tutti i settori disciplinari – sono chiamati ad interrogarsi sui grandi temi dell’esistenza, a confrontarsi con i classici, ad esercitare le capacità critiche, allora l’università mantiene tutto il suo valore anche per chi non ha capacità eccelse. non c’è perdita né di tempo né di denaro: l’obiettivo è la crescita culturale e umana, un obiettivo alla portata di tutti. con buona pace di bloomberg.

 

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