“Anche se sono atea, sono religiosa. Vedo il mondo come lo vedevano i filosofi del “sublime” nel diciottesimo secolo: sento il timore e lo stupore per la bellezza della natura, per la sua potenza, per la sua grandezza. Ho sempre combattuto i codici morali puritani, le regole sui comportamenti sessuali privati, ma ammiro le religioni per il profondo senso di grandezza e allo stesso tempo di evanescenza che l’uomo rappresenta di fronte al divino. È il segno di una struggente ricerca di significato documentata in tutta la storia dell’umanità”. l’avevo letta, ieri, la bella intervista a camille paglia di mattia ferraresi su tempi.it. stamane sono ritornato a leggerla.

Condividi tramite