Il via libera a una riforma “minimalista” della legge elettorale premia la linea di Silvio Berlusconi e del suo partito. Il Pdl infatti ha sempre sostenuto che cambiare la legge elettorale non fosse tra le priorità del governo ma sarebbe dovuta avvenire dopo un percorso condiviso di riforme isitituzionale. E così sarà.

L’accordo trovato oggi dalla maggioranza su metodo e tempi delle riforme prevede modifiche “minime” alla legge elettorale vigente da attuare entro il 31 luglio. Su cosa si intenda con “modifiche minime” ancora non è chiaro ma il punto su cui intervenire sembra essere soprattutto il premio di maggioranza, che andrebbe solo a chi supererà il 40% dei voti e varrebbe su base nazionale sia alla Camera che al Senato. Per la legge elettorale “strutturale”, si dovrà invece attendere la conclusione delle riforme costituzionali, se mai ci si arriverà: “Dovrà essere coerente con il sistema istituzionale che sceglieremo”, spiega Renato Brunetta.

Entro la fine di luglio, verrà anche avviato il percorso delle riforme costituzionali con l’insediamento di un “comitato dei 40”, venti deputati e venti senatori appartenenti alle commissioni Affari Costituzionali di Montecitorio e palazzo Madama. Il comitato sarà poi affiancato da un gruppo di esperti, che avrà però solo funzioni consultive. Il risultato che si raggiungerà sarà comunque sottoposto a referendum confermativo: “Il popolo deve poter esercitare la sua sovranità”, fa sapere Gaetano Quagliariello.

Il ministro dei Rapporti con il Parlamento Dario Franceschini prova a rassicurare gli animi dicendo che “ci sarà una norma di salvaguardia che consentirà, in ogni caso, se si dovesse andare a votare prima della scadenza naturale, di non andare con questa legge elettorale, ma quello che la clausola di salvaguardia conterrà “lo vedremo nelle prossime settimane e cercheremo una mediazione”. Ma nonostante le sue parole, sono in tanti nel Pd a essere delusi dall’intesa.

Oltre alla linea moderata di governo, nel Pd c’è infatti una parte più “oltranzista”, da Anna Finocchiaro ai firmatari della petizione promossa da Roberto Giachetti per il ritorno del Mattarellum, che avrebbe voluto la cancellazione con riga rossa dell’attuale legge elettorale. Si dovranno accontentare invece di modifiche “minime”.  E di assistere il 29 maggio all’approvazione di una mozione di maggioranza che sancirà l’accordo raggiunto oggi.

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