Durante i primi tre mesi del 2013 è aumentato il numero di imprese femminili che non ottiene i prestiti richiesti. Discriminazioni anche in banca.

Ottenere liquidità da banche e intermediari finanziari è essenziale per effettuare investimenti, pagamenti improvvisi, o affrontare spese mediche. Al fine di individuare l’offerta di credito maggiormente aderente alle nostre esigenze possiamo mettere i prestiti più vantaggiosi a confronto in modo tale da trovare facilmente una proposta in linea con i nostri interessi.

Rete Imprese Italia Imprenditoria Femminile (RIIF) ha condotto un’indagine congiunturale sulle micro e piccole imprese femminili rilevando una sensibile diminuzione di quelle che, nel primo trimestre del 2013, sono riuscite ad ottenere un prestito dalla banca per la propria attività aziendale.

Stando a quanto rilevato dall’inchiesta, la percentuale di aziende femminili che nel primo trimestre del 2013 non ha ottenuto erogazioni creditizie è salita dal 54 al 62%, con conseguente decremento del numero di imprese che si sono viste accordare i prestiti on line o tradizionali (si è infatti passati dal 23,8 al 17%). A completare il quadro l’incremento del numero di aziende che ha ottenuto prestiti più ridotti rispetto a quanto richiesto, con la percentuale adesso salita sino al 62% del totale.

Le imprenditrici che sono riuscite ad accedere al credito hanno inoltre segnalato un atteggiamento pregiudizievole dell’universo bancario nei propri confronti, con garanzie, tassi, durata e costi d’istruttoria fissati in parametri nettamente peggiori rispetto ai colleghi di sesso maschile. La disparità di trattamento è in particolare evidente dalla riduzione del numero di imprenditrici femminili che da gennaio 2013 ha fatto un tentativo recandosi in banca a richiedere un prestito.

Interessante poi lo studio relativo all’impiego del danaro (eventualmente) ottenuto. È emerso che oltre l’80% delle imprese femminili si rivolge al credito al consumo per necessità di liquidità e cassa, il 16,5% impiega invece i fondi ottenuti per reinvestirli, mentre il 3,4% li utilizza per la ristrutturazione dei debiti.

Condividi tramite