Stati Uniti e Cina stanno costruendo una nuovo genere di relazione tra grandi potenze. Il tema ricorre nei commenti del primo incontro tra il presidente statunitense Barack Obama e il suo omologo cinese Xi Jinping. Soprattutto da parte cinese dove è interpretato come un rapporto tra uguali.

Lo ha spiegato lo stesso capo di Stato cinese, in carica da marzo, quando affrontando il nodo della rinnovata attenzione statunitense per la regione del Pacifico, ha parlato di un oceano “grande abbastanza per due Paesi delle dimensioni di Cina e Stati Uniti”.

Un incontro quello tra i leader delle prime due potenze economiche al mondo che c’è stato prima del previsto, sottolinea anche il tabloid filo-governativo Global Times. Era atteso per settembre in Russia in occasione del vertice del G20. Il fatto che sia stato anticipato sta a sottolineare l’importanza che entrambi i governi danno alle relazioni bilaterali, dice il quotidiano cinese.

Obama è arrivato nella tenuta californiana di Sunnylands, sorta di Camp David della costa occidentale, reduce dal discorso con cui ha dovuto giustificare l’operato dell’Agenzia nazionale per la sicurezza nello scandalo Prism, il sistema per passare al setaccio i server dei giganti della rete e raccogliere dati degli utenti, svelato dalle inchieste del Guardian e del Washington Post.

E dire che lo spionaggio informatico, questa volta dalla Cina contro le società statunitensi, era in cima alla lista delle questioni che Obama doveva sollevare. Lo ha fatto, ma, almeno pubblicamente con toni più leggeri di quanto avrebbe voluto e di quanto era stato annunciato nei giorni precedenti, nota il New York Times: “Ci sono temi che non riguardano soltanto le relazioni tra Usa e Cina, ma sono motivo internazionale di preoccupazione. Spesso sono coinvolti attori non statali”.

Xi Jinping, sottolinea il Guardian, uno dei due quotidiani ad aver messo Obama sotto pressione, ha evitato di menzionare lo scandalo. Salvando così il mianzi, la faccia dell’ospite. La troppa attenzione al tema delle intrusioni informatiche ha forse fatto credere che questo fosse il tema centrale del vertice, ha detto il leader cinese. La Cina è ferma nell’obiettivo di rafforzare la sicurezza digitale”, ha detto nell’aggiungere che la stessa Repubblica popolare è bersaglio di attacchi.

La tempistica della fuga di notizie sull’operazione Prism appare tuttavia sospetta. Lo scrive Bill Bishop, uno dei più acuti osservatori della realtà cinese che nella newsletter Sinocism giudica difficile immaginare che l’uscita delle inchieste alla vigilia del summit sia stata una coincidenza.

“Obama e Xi hanno capito l’importanza di incontrarsi presto”, ha detto invece al Wall Street Journal l’analista Chen Li, “non soltanto le relazioni tra i due Paesi sono a un bivio, ma i due leader devono anche rapportarsi ai problemi interni”. Xi è vicino alla fine della luna di miele politica e Obama nel corso di un secondo mandato che, come si vede in questi giorni, sta dando non pochi grattacapi.

Obama ha parlato di passi per istituzionalizzare e rendere più regolari discussioni informali come quelle della due giorni californiana. Il nuovo leader cinese è per Obama un interlocutore più vicino al proprio stile rispetto al predecessore Hu Jintao che non in molti si immaginerebbero a suo agio senza cravatta.

Il nuovo percorso delle relazioni tra i due Paesi passa attraverso la collaborazione per affrontare il tema dei cambiamenti climatici, non è chiaro se con una conseguente condivisione di tecnologie, così come attraverso una maggiore cooperazione e comunicazione nel settore della difesa, così da potersi comprendere a livello sia a livello militare sia politico. C’è poi l’accenno a volere giocare con le stesse regole in campo economico riferimento alle dispute commerciali tra i due Paesi.

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