Conosciamo tutti la Papa-mobile. Oggetto quasi di culto per i fedeli e strumento indispensabile, in ogni caso, per far girare il Papa tra i fedeli.

Ma cominciamo anche a conoscere la Papa-comunicazione.

Mentre Papa Francesco parla a tutti e sfonda la linea dell’attenzione, cosa non banale, dei più giovani, com’è successo con gli allievi delle scuole gestite dai Gesuiti, i politici non riescono neanche a dialogare sul livello di urgenza circa questioncelle come disoccupazione, pil e Ilva, cioè destino industriale di questo Paese. Poi abbiamo il Coluche italiota che aggredisce prima i giornalisti, poi il Parlamento, e allora vengono in mente modelli che, nel 1933, risultarono convincenti e persuasivi, in piena crisi, a un bel pò di milioni di europei di razza ariana, come si autodefinivano, escludendo il resto del mondo.

Ma questa è già storia passata, anche se accade oggi.

Perché dobbiamo iniziare a ragionare così: il passato non è soltanto la presa della Bastiglia o lo sbarco in Normandia, ma anche ciò che passa davanti ai nostri occhi come spazzatura e domani non può far altro che replicarsi come spazzatura.

“Garbage in, garbage out”: spazzatura dentro, spazzatura fuori. Tutto qua.

La luce viene invece soltanto dalla Chiesa. Ecco allora che, piaccia o meno, il Papa troneggia e diventa Papa-Re, con piglio da capo-popolo di Dio, detto fenomenologicamente e con una montagna di rispetto e amore, e comunicatore da public speaking vigoroso, se mai ve ne furono.

E il resto?

Citando il filosofo trash Califano, Er Califfo, che tanta gioia di vitalità da capo-popolo-di-altro-dio ci ha donato: tutto il resto è noia. No, non ho detto gioia, ma noia, noia, noia, maledetta noia.

P.S.: dedicato a Facci che, su “Libero”, oggi, resuscitando la sindrome di Porta Pia, mette a tema nientepopodimenoche…l’otto per mille alla Chiesa, con chiose sul Vaticano, “paese straniero”…

Ecco, proprio così, con lo spot per l’8 per mille: chiedilo a loro. A chi?

Ormai a tutti, a chiunque abbia sperimentato la Chiesa come welfare state riuscito rispetto allo stato social-assistenzialistico italiota fallito marcio.

Intanto, i ragazzi delle scuole dei Gesuiti sono un bello spettacolo di freschezza e gioia, fra la spocchia dei depressi laicisti e il niente del politicume nostrano.

Link al sito di Antonio Spadaro, sj, e direttore de “La Civiltà Cattolica”, che esiste da prima della breccia di Porta Pia e, a differenza delle pietre rotolate a valle dei cascami laicisti risorgimentali di ieri e di oggi, non solo sopravvive, ma vive e gode, come il Papa gesuita, di ottima salute, tant’è vero che si è rinnovata nella grafica e pubblica, di numero in numero, contributi di livello enormemente superiore alla media di qualsiasi altra rivista culturale o pseudoculturale italiana (il nihilismo non fa bene alla cultura, qualcuno dei fan di Porta Pia-forever se n’è accorto?):

http://www.cyberteologia.it/author/admin/

P.S.: Sia concesso uno straccio di marketing pro domo mea: sulla “sindrome di Porta Pia”, i volenterosi possono leggere il mio saggio del 2008, “Il suicidio della modernità”, Cantagalli.

Può fare bene. Anche come contraddittorio e, visti i contributi della parte avversa, diciamo così, mi par sempre di più lettura utile. Sarà spocchia di autore minore, ma visti i “maggiori” che pubblicano, confermando che il giornale, dopo averlo letto, serve ad incartare le uova, francamente ci sta tutta. Comunque la pensiate, buona Domenica. Anche a Facci.

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