In un articolo pubblicato il 4 maggio 2001, sul quotidiano spagnolo El Pais, gemello ideologico de La Repubblica, Umberto Eco sostenne una tesi che anche oggi tiene alla prova dei fatti: in Berlusconi si nasconde un comunista. Un comunista perfetto. E’ vero.

Non c’entra tanto il suo anticomunismo da comunista di frontiera, che poi si rovescia come un guanto in comunismo di maniera, quanto la storia e il metodo propagandistico-militante che sa tanto di ‘900 e che, anche nell’età, francamente un pò banalotta e priva di ferocia – necessario ingrediente della politica, che può un tot di bene, se fa un tot di male all’avversario (si chiama democrazia e competition is competition, almeno nella patria che lascia alle frontiere i farisei) – che ci tocca vivere, quella del 2.0, quando non del 3.0, è merce che trova più compratori.

Già, perché Togliatti, come ricorda Eco, era come Berlusconi o il contrario, se preferite, cambiando l’ordine degli addendi il risultato non cambia. Uomini che succhiano il meglio e il peggio dall’avversario, mettono tutto nel tritacarne, ci tirano su delle belle campagne pubblicitarie, di quelle che funzionano, e alla fine vincono alla grande. Punto e a capo. Il PCI, dopo la clandestinità, fu costruito in pochi mesi, esattamente come Forza Italia. Questo dice la storia.

Togliatti docet. Così, infatti, faceva Togliatti, con i suoi compagni di partito, basti pensare all’oratoria da spot-machine di un Pajetta, per cogliere il tono della vicenda: e oggi, di contro, la sinistra attuale cosa fa?

Il vero comunista di frontiera è ancora una volta Citizen Berlusconi, Mister B., il Cav o Cavaliere Nero, che dir si voglia, e ancora una volta troviamo con lui alcuni cortigiani, un certo numero di feroci combattenti, alcuni fra i quali meritano un lusinghiero chapeau per tempra, resistenza politica e resilienza umana, e qualche nuovo assunto; sia come sia, c’è tutto un mondo intorno che gira ogni giorno, come cantava qualcuno molti anni fa, c’è vita e c’è vita anche tra dubbi e probabili fiaschi, se vogliamo. E loro, i “sinistri”?

Vincono, sì, sui territori, spesso dissanguando il Pd, e dichiarando  così il fallimento di quel progetto politico e strategico, di risulta, ma ipoteticamente decente, almeno per tenuta tattica. Attenzione: l’aveva già affermato Dalema, questo fallimento, e l’aveva fatto a modo suo, da comunista, dunque da togliattiano. Dalema, che segue Berlusconi, perché del Cavaliere Nero ammira la ferocia tattica e l’efficacia strategica. Con i suoi, invece, non si diverte, perché non sono suoi, ecco il punto.

La sinistra è sinistrata. Anzi, finita. Finita come idea storica di emancipazione universale – e lo dico da socialista craxiano di vecchia data, non faccio parte del mondo dei liberali togati, io – e finita come strategia di assalto al mondo dei soggetti moderni e dei diritti soggettivi, perché dare ragione al filosofo Del Noce sulla degenerazione della sinistra comunista da marxismo contaminato con la storia patria – ergo: Togliatti – a partito radicale di massa, non è un gran bel destino.

Matteo Renzi è poca cosa. Lo corteggiano anche nel centrodestra perché anche da quelle parti, se incontrano la politica, non si salutano, neanche di passata, poveretti, che ne sanno della materia; e dunque per loro Renzi, forte di una bella vittoria in terra fiorentina e di una finta egemonia sempre sulle rive dell’Arno, è lo Statista del XXI° secolo e magari anche l’homo novus per i delusi del Pdl. Un delirio. Perfino qualche cattolico non di sinistra la pensa così e abbiamo il quadro di dove sia andato a finire il cattolicesimo politico, ha ragione, come sempre, Mons. Negri, circa l’irrilevanza dei cattolici nella società e nella politica. E su questo punto, udiet udite, ha ragioni da vendere anche Denis Verdini, a cui non manca né tempra, né ferocia politica: non c’è niente e nessuno a Palazzo Vecchio.

i toscani si scannano fra di loro da molti secoli, ma qualche volta scannarsi mette alla luce la verità degli uomini: Renzi si è già squagliato.

Oggi, se diventa segretario del Pd, cioè di niente, è niente.

Se attacca il governo e lo mette alla prova o lo fa cadere, è meno di niente. Berlusconi questa sciocchezza non la farà mai e proprio perché tiene, come Togliatti, alla lunga durata, anche senza aver letto Fernand Braudel.

Siamo al classico dilemma del prigioniero. Storia finita.

A sinistra della sinistra, infine, versano in uno stato comatoso e non hanno più neanche la foglia di fico della narrazione vendoliana, perché Landini non ha le categorie per leggere la situazione economico-sociale italiana, la Cgil nemmeno e nessun politico sa mediare tra una sinistra e una destra del partito, semplicemente perché non c’è più l’oggetto, cioè il Partito.

Come per lo Stato, che a detta di Carmelo Bene, è appunto stato, participio passato del verbo essere; così il Partito è partito, per lidi lontani e inaccessibili.

Il popolo della sinistra non ha più né davanti, né dietro, il movimento operaio e quella lettera dell’operaio, che qualche anno fa trovò spazio sulle colonne del Giornale della famiglia Berlusconi, come amano dire quelli de La Repubblica, e che tematizzava l’oggi, cioè l’assenza di realtà materiale e verace della sinistra, spasmodicamente intenta ad occuparsi di froci, uccellini e lupi del Parco Nazionale d’Abruzzo, nonché individui da tutelare nei diritti soggettivi, tutto il mondo insomma, tranne che quello delle origini, il brand puro e una volta vincente, come si direbbe oggi – operai, lavoro e modello di sviluppo, diciamo politica industriale – è ancora un documento formidabile del Nuovo che arretra, il Niente al comando di niente.

In tutto questo bailamme italiota, avanza male e faticosamente Citizen Berlusconi, uomo di tutte le stagioni, perché assimilatore come una spugna di tutto, oggi anche delle battaglie degli omosex che vogliono sposarsi, perfino in chiesa, e avanzando smaschera ancora più selvaggiamente questa sinistra sinistrata e abitatrice di una terra desolata, che non partorisce mai consolazioni di sorta.

L’albero lo riconoscerete dai frutti. E qui mi fermo, perché si rischia di parlare di un’altra materia, non più di politica. Bollino rosso.

Raffaele Iannuzzi

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