Dal “decreto del fare” al governo del “dire” il passo è breve. Come hanno fatto notare diversi commentatori, l’esecutivo di larghe intese è stato finora bravissimo a fare annunci, meno a conseguire risultati.
A questa impressione non mette riparo l’intervista che il ministro per gli Affari europei, Enzo Moavero Milanesi, ha rilasciato al Corriere della Sera di oggi.

OBIETTIVI A LUNGO TERMINE
Quello del negoziatore, è infatti un elenco di obiettivi, tutti a lungo termine e con scarsa incidenza sull’economia.
Al prossimo Consiglio europeo, dice, l’Italia conta “di ottenere risultati tangibili per gli interessi del Paese. In primo luogo la focalizzazione della lotta alla disoccupazione giovanile”. E ancora il recupero del circa “60% di fondi assegnati all’Italia e non spesi” e “una revisione delle cruciali norme degli appalti pubblici”. Decisamente poco per un’economia in recessione, bisognosa di uno shock immediato e non solo di riforme future.

UNA DOCCIA FREDDA
Poi, all’intervistatore che gli chiede se, con l’uscita dalla procedura di infrazione per debito eccessivo, l’Italia avrà maggiore libertà per effettuare investimenti strategici in infrastrutture – la cosiddetta golden rule – Moavero è costretto a rispondere di no. “Dovremo sempre restare al di sotto del 3%. Spesso – aggiunge – si ritiene che questi investimenti non verranno calcolati ai fini del deficit. Ma non stiamo parlando di scorporo, di golden rule, che al momento resta un dibattito soprattutto per economisti”.

UN PASSO INDIETRO?
Una risposta, quella del ministro degli Affari europei, che sconfessa almeno qualche anno di politiche italiane in Europa. Sulla golden rule si sono spesi negli ultimi anni fiumi di dichiarazioni e d’inchiostro, in un dibattito iniziato sin dal governo di Mario Monti, nel quale Moavero era titolare del medesimo ministero. Come se finora si sia scherzato. Non solo: alla golden rule aveva creduto fin da subito anche il premier Enrico Letta, che non a caso aveva messo le politiche europee al centro del suo programma di governo. Se davvero fosse come dice Moavero, l’Italia dovrebbe ripensare molte delle strategie per la tanto invocata ripresa economica. Una ripresa che, complice il silenzio del governo, pare però allontanarsi sempre più sotto i colpi del rigore imposto da Bruxelles.

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