La prossima volta che lo incontrerà per la rituale visita dei campioni Nba alla Casa Bianca, LeBron James potrebbe dare qualche prezioso consiglio a Barack Obama. La stella del basket americano che ha appena condotto i Miami Heat alla vittoria del secondo titolo consecutivo sa come uscire dalle situazione più disperate. Entrambi sono stati due simboli dell’America vincente e positiva. Un campione e un leader politico nati predestinati  che, però, sono incappati in errori clamorosi. Forse travolti da aspettative troppi grandi.

Obama piace sempre di meno agli americani. Non solo il Datagate, ma anche i tre scandali che l’hanno preceduto cioè quello dell’Irs (controlli fiscali sulle organizzazioni politiche di destra), il brutto guaio di Bengasi, e lo spionaggio sui giornalisti. Per la prima volta un sondaggio indica il presidente in netto calo, e soprattutto tra i giovani. Più di metà` degli intervistati mettono in dubbio la sua sincerità. Il sondaggio è della Cnn e il calo tra i giovani è di 17 punti. Sembrano lontanissimi i tempi del “Yes we can” e del grande arringatore di folle diventata l’incarnazione dello smart power a stelle e strisce. James, invece già sa cosa significa avere contro metà degli americani. Nell’estate del 2010 in diretta televisiva, davanti a un Paese intero, annunciò che aveva deciso di abbandonare Cleveland, la squadra di casa per andare a giocare a Miami. Doveva essere tutto facile per James ma, nelle finali arrivò la pesantissima sconfitta contro Dallas. Nella partita decisiva, il giocatore più famose del mondo inanellò una serie di pesantissimi errori. Il “prescelto”, l’erede di Michael Jordan, era diventato un perdente. Da uomo copertina dello sport americano a reietto. Due anni più tardi, James è tornato ad essere un modello positivo e vincente. Oggi è un uomo capace di mettersi la squadra sulle spalle ma anche di lasciare spazio ai compagni. James ha capito che deve essere fonte di ispirazione per i suoi compagni. Sa come guidare i suoi verso la meta. Invece, oggi Obama sembra aver smarrito le sue grandi doti di leadership. Il volto conciliante della superpotenza tornata a dialogare con l’Europa e capace di tendere la mano all’Islam hanno impattato con una politica all’insegna del realismo. Guantanamo non è stato smantellato, i droni continuano a colpire nella guerra al terrorismo globale. L’America e il mondo che Obama ha promesso non ci sono. Gli Stati Uniti vogliono che il presidente indichi la strada per raggiungere la nuova versione del sogno americano. Se vuole consegnare alla storia il suo secondo mandato, Obama deve tornare a essere un esempio,un leader.

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