I due azionisti del gruppo della Bicocca, da tempo ai ferri corti, trovano finalmente l'accordo. Clessidra, Intesa e Unicredit preparano il lancio di una offerta a 0,8 euro per azione sulla holding quotata in Borsa

Dopo un lungo braccio di ferro ed estenuanti trattative, c’è finalmente l’accordo tra Marco Tronchetti Provera e la famiglia Malacalza, i due azionisti di riferimento della catena di controllo di Pirelli, che da tempo si davano battaglia anche sul terreno legale e che ancora alla fine di maggio erano stati protagonisti di un diverbio alla luce del sole. Il patron del gruppo della Bicocca, Tronchetti Provera, è così libero di riorganizzare la catena di controllo della società degli pneumatici, che passerà attraverso l’operazione chiave del lancio di un’Opa (offerta pubblica di acquisto) su Camfin al prezzo di 0,8 euro per azione.

Indiscrezioni all’apparenza in conflitto…

Le indiscrezioni che circolavano il 4 giugno prospettavano lo scioglimento di qualsiasi accordo tra Tronchetti e i Malacalza, ma nel contempo ipotizzavano due scenari che apparivano in conflitto l’uno con l’altro. Secondo alcuni (Repubblica online), al termine dell’accordo tra i due soci litigiosi, si sarebbe deciso di compensare i genovesi con una partecipazione di circa il 7% di azioni Pirelli; secondo altri (Ansa), gli azionisti liguri sarebbero invece stati sul punto di ricevere un conguaglio in denaro contanti.

Un colpo al cerchio e uno alla botte

Le indiscrezioni riferite dal Sole 24 Ore la mattina del 5 giugno, invece, avvaloravano entrambe le tesi, ipotizzando lo scioglimento di tutti gli accordi tra Tronchetti e i Malacalza nelle due società collocate a monte di Pirelli, Gpi e Camfin, a fronte di una liquidazione cash dei liguri. Che, tuttavia, sarebbero già pronti a rilevare quasi il 7% della società degli pneumatici da Allianz e Fondiaria-Sai (gruppo Unipol). In questo modo, quindi, i Malacalza verrebbero compensati in azioni Pirelli ma non direttamente da parte di Tronchetti che, del resto, anche dopo le tensioni degli ultimi mesi, sembrava poco propenso a dare ai soci genovesi questa specie di soddisfazione.

Lo scioglimento della partnership tra i soci litigiosi

Ma vediamo i punti principali dell’accordo annunciato in una nota stampa a lungo attesa dalla comunità finanziaria e diramata la mattina del 5 giugno. “Con l’uscita di Malacalza Investimenti dal capitale di Camfin e di Gpi – spiega la nota – si realizza lo scioglimento della partnership. È altresì prevista la transazione dell’intero contenzioso in essere tra le diverse società riconducibili a Malacalza Investimenti e le società controllate da Marco Tronchetti Provera”. Insomma, pace fatta tra i due soci, che dunque non andranno oltre con la battaglia legale in corso. Va tuttavia sottolineato come il comunicato nulla precisi sulla compensazione della famiglia ligure, motivo per il quale si può continuare a fare riferimento alle indiscrezioni del conguaglio cash e dell’immediato acquisto, con quello stesso denaro, del 7% di Pirelli da Allianz e Fonsai, due soci del patto che più volte ultimamente erano sembrati desiderosi di uscire.

Il riassetto del gruppo della Bicocca

I Malacalza avranno un ruolo chiave nell’accorciamento della catena di controllo di Pirelli. Tale operazione si suddivide in due principali passaggi. Innanzi tutto, lo scioglimento di Gpi, una delle holding della Bicocca che custodisce il 42,65% di Camfin, la quale a sua volta è prima azionista di Pirelli al 26,2 per cento. E, in seconda battuta, il lancio di un’Opa su Camfin con annessa uscita di Borsa della holding del gruppo della Bicocca. Va ricordato che la famiglia genovese, a sua volta, è azionista di peso sia di Gpi, al 31% circa, sia di Camfin, di cui detiene una quota diretta del 12,37 per cento.

L’Opa su Camfin a 0,8 euro per azione

E proprio per quel che riguarda l’Opa su Camfin, il comunicato giunto il 5 giugno spiega che è stata creata una società ad hoc, in gergo finanziario una newco, chiamata Lauro Sessantuno, che sarà chiamata ad acquisire il 70% della holding per poi lanciare l’offerta. In tale contesto, “Malacalza Investimenti ha ceduto alla newco la partecipazione dalla stessa direttamente detenuta in Camfin, pari a circa il 12,37% del relativo capitale sociale”. Prendono parte al capitale della newco, il fondo di private equity Clessidra, le due banche creditrici di Pirelli, Intesa Sanpaolo e UniCredit, e in più il veicolo Nuove Partecipazioni, a sua volta partecipata da Gpi, Marco Tronchetti Provera Partecipazioni, Yura International, Vittoria Assicurazioni e Fidim. Il prezzo per azione Camfin dell’Opa sarà pari a 0,8 euro. L’offerta pubblica di acquisto, aggiunge il comunicato, “sarà altresì finalizzata al delisting delle azioni Camfin e, ricorrendone le condizioni, all’accorciamento della catena tramite fusione tra la newco e Camfin stessa”.

L’investimento di Clessidra, Intesa e Unicredit e il ruolo di Tronchetti

Nell’operazione, Clessidra, Intesa Sanpaolo e UniCredit investono inizialmente per cassa nel capitale della newco, rispettivamente, 91 milioni di euro, e 41 milioni a testa, che potranno aumentare rispettivamente fino a un massimo di 150 milioni e di 115 per ciascuna banca “in caso di piena adesione all’Opa”. La nuova struttura è regolata da un nuovo patto parasociale, nell’ambito del quale “viene confermata, per un periodo di quattro anni, la preminenza di Nuove Partecipazioni (controllata in ultima istanza da Marco Tronchetti Provera) nella composizione degli organi di gestione e di controllo, nonché nei comitati di Camfin e Pirelli, nei quali troveranno altresì adeguata rappresentanza le persone designate da Clessidra, Intesa Sanpaolo e Unicredit”.

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