Rapporto Aibe: sì ai prestiti in Italia da parte delle banche estere, ma le riforme promesse devono essere attuate con urgenza per diminuire i rischi.

 

La crisi economica non accenna a giungere al termine, ma le esigenze delle persone non sono cambiate: infatti bisogna continuare a mantenere un’automobile, una famiglia, e ogni tanto ci si mettono anche le spese straordinarie. Meno soldi, stesse necessità. Ma le banche vengono in nostro aiuto concedendoci dei finanziamenti, e se la spesa da affrontare non è eccessiva potrebbe essere utile mettere i migliori prestiti a confronto e scegliere quello che fa al caso nostro.

 

Il 18 giugno, nella sede milanese della Borsa Italiana, è stato presentato il rapporto annuale dell’Aibe (Associazione fra le Banche Estere in Italia, ndr). Questo analizza le potenzialità del sistema bancario nazionale per una valutazione, da parte degli istituti stranieri, sui prestiti e gli investimenti da concedere al Paese.

 

Al centro del rapporto non ci sono quindi solo gli sviluppi riportati nella diffusione delle filiali estere in Italia, ma anche – anzi, soprattutto – le variazioni del debito italiano nei confronti delle banche estere che hanno acquistato Titoli di Stato, e l’esposizione delle stesse dovuta all’erogazione di prestiti personali.

Il presidente dell’Associazione, Guido Rosa, ha dichiarato: “Finora le banche estere si sono fidate della messa in sicurezza dei conti pubblici, e delle garanzie offerte dalla Banca Centrale Europea, ma ora sono in attesa che l’Italia faccia le riforme promesse, in fretta. Perché sanno bene che in assenza di una revisione completa delle regole del gioco, a partire dall’alleggerimento della burocrazia, il Paese è destinato a implodere”.

Dal rapporto Aibe emerge che nonostante una riduzione di 726 unità sul numero di sportelli bancari stranieri in Italia – che attualmente sono quasi 33 mila – e un conseguente calo dell’1,4% della portata delle banche estere (ora pari al 16% dell’intero sistema italiano), verso la metà del 2012 la situazione ha cominciato a cambiare. Se nel primo semestre dell’anno scorso il calo degli investimenti apportati in Italia sono calati di 11,2 miliardi di dollari, è anche vero che nei sei mesi successivi c’è stato, invece, un aumento di 17,2 miliardi.

Secondo l’Aibe “Questo trend ha probabilmente riflesso le mutate strategie dei principali operatori bancari internazionali nei confronti del debito pubblico italiano, passate da esigenze di disinvestimento per contenere l’esposizione al rischio sovrano, alla valutazione delle opportunità di investimento”.

Condividi tramite