Secondo quanto risulta a Formiche.net, sarebbero già state inviate alcune missive a Consob, dove gli azionisti di minoranza si lamentano dei movimenti delle azioni in Borsa, delle sospensioni e del prezzo dell'Opa sulla holding.

L’operazione di riassetto del gruppo Pirelli, dopo una lunga gestazione, è appena stata annunciata, ma già i piccoli soci di Camfin, su cui sta per essere lanciata un’Opa (offerta pubblica di acquisto) a 0,8 euro per titolo, sono sul piede di guerra. Secondo quanto risulta a Formiche.net, alcuni azionisti di minoranza, quindi del tutto al di fuori dai giochi di potere dei grandi soci vecchi e nuovi che hanno definito la riorganizzazione, starebbero unendo le forze, con l’obiettivo di fare valere quelle che ritengono siano le loro ragioni in primo luogo davanti alla Consob ed, eventualmente e in seconda battuta, dinanzi alle Procure.

La missiva e le lamentele

Alcuni piccoli azionisti di Camfin si sarebbero già rivolti alla Commissione di vigilanza presieduta da Giuseppe Vegas e altri starebbero per farlo, con una missiva in cui innanzi tutto pongono l’accento sulla misteriosa sospensione delle azioni della holding quotata in Borsa e della sua controllata Pirelli nella sessione di Borsa del 3 giugno. Il fatto, lamentano gli azionisti di minoranza di Camfin, che per ora è ancora quotata a Piazza Affari (ma dopo l’Opa arriverà il delisting, ossia il ritiro dagli scambi), è che, “come in un film dell’orrore”, i due titoli siano stati sospesi per un’intera giornata “in attesa di fantomatici comunicati a riguardo della possibile Opa”. E poi, obiettano ancora i piccoli soci, “il giorno successivo, senza che ci sia stato alcun comunicato son stati riammessi entrambi i titoli alla negoziazione sul mercato. Tale giorno Camfin ha oscillato paurosamente quasi del 10 % in valore assoluto esposta a rumors di ogni tipo”.

Sotto accusa anche il prezzo dell’Opa

Ancora, aggiungono, il giorno “dell’imminente comunicazione dell’Opa con relativo prezzo, fino alle 11 di mattina c’é stata una repentina vendita da panico, sicuramente dovuta alla fuga di notizie, che ha permesso lo scambio di azioni al di sopra del prezzo dell’Opa poi comunicato, a vantaggio di chi sapeva le notizie super sensibili e “segrete” e ha potuto vendere”. I piccoli soci, poi, non paghi, nella missiva preannunciano possibili esposti alla Procura della Repubblica, “alla luce delle incredibili anomalie verificatesi” e sottolineano il “ridicolo prezzo al quale è stata lanciata l’Opa, con perdita di milioni di euro tutta a danno dei piccoli investitori”.

La protesta degli azionisti di minoranza di Seat pagine gialle

In attesa di capire quali possano essere gli spazi di manovra degli azionisti di minoranza di Camfin, quelli di Seat pagine gialle già da un po’ di tempo ormai hanno unito le forze e perciò risultano più avanti nel tabellino di marcia della loro protesta. Al punto che, come scrive oggi il quotidiano finanziario Mf, il 28 maggio scorso, i soci di minoranza della società della Pagine gialle avrebbero presentato al gruppo, al Tribunale di Torino e a Bankitalia un documento che mette sotto accusa gli ex azionisti di controllo, gli ex manager e gli ex membri del consiglio di amministrazione. Nel documento, i piccoli soci, farebbero riferimento in maniera nemmeno troppo celata alla possibilità di promuovere a breve una azione di responsabilità contro gli ex manager della società, che nei mesi scorsi ha chiesto al Tribunale di Torino di essere ammessa al concordato preventivo.

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