in televisione e alla radio, il pubblico che interviene è introdotto con il nome e la provenienza geografica. “sono federico da milano”. non conosco la ragione per la quale si sia affermato questo modo di presentare gli interventi esterni. forse serve ad evitare problemi in caso di omonimia. ma trovo grave il vulnus al principio di responsabilità. il sostanziale anonimato favorisce esternazioni in libertà e il regime di immunità che ne deriva trasforma i media in un spazio per sfogare disagi e malumori, con le emozioni che prevalgono sui ragionamenti. una sorta di terapia di gruppo, autoreferenziale e, in definitiva, altamente diseducativa per un popolo come quello italiano che tende a sfuggire alle proprie responsabilità. colpisce anche che si richieda al pubblico di intervenire su qualunque tema: dalla guerra alle cellule staminali. si ingenera il convincimento che ognuno sia in grado di esprimere opinioni quando, il più delle volte, si tratta di argomenti che farebbero tremare anche esperti e studiosi della materia. impera il “secondo me”. non a caso, ormai, nelle librerie feltrinelli i libri di platone sono nella sezione filosofia con de crescenzo.

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