Francesca Immacolata Chaouqui è una giovane donna, una professionista nota nel mondo delle relazioni istituzionali. Da ieri il suo nome è entrato nei motori di ricerca di tutto il mondo. La notizia di una commissione straordinaria per la riforma delle finanze vaticane ha suscitato interesse e curiosità ben oltre i confini della Santa Sede. Il dettaglio poi che sia stato Dagospia il primo organo di stampa a dare in assoluta anteprima  (24 ore prima) la segnalazione di quanto sarebbe stato reso noto Oltretevere la dice lunga su quanta aspettativa vi sia in questo organismo che promette di intervenire su Ior, Apsa e tutto ciò che va finire nel bilancio del Vaticano. Non sorprende quindi la curiosità che ha destato la scelta della trentenne Chaouqui, da pochi mesi impegnata alle relazioni esterne di Ernst&Young nella sede italiana guidata da Donato Iacovone.

Nella città eterna ha l’opportunità di frequentare la contessa Marisa Pinto Olori del Poggio. Non tragga inganno l’araldica: la nobildonna è infatti nota non solo per il sangue blu ma soprattutto per la sua cultura e la sua passione per la diplomazia. È, fra i tanti incarichi, ambasciatrice a disposizione per la Repubblica di San Marino ed è animatrice di un club, Diplomatia, fondato dal finanziere Balsamo di Jp Morgan e attivissimo nelle relazioni internazionali. Non solo, stando a quanto spiega la Chaouqui ai suoi follower su Twitter, deve il suo primo lavoro al senatore a vita Giulio Andreotti che aveva avuto la fortuna di conoscere e frequentare a palazzo Giustiniani. Sebbene dotata di una sensibilità politica e di una laurea in Giurisprudenza, la sua professione la porterà a incrociare il mondo dell’economia anche grazie all’esperienza in uno studio, Orrick (capitanato dall’avvocato Patrizio Messina), specializzato proprio in operazioni di finanza straordinaria. Qui si occupa di comunicazione e relazioni esterne. Organizza eventi e convegni. Si fa notare dai più importanti manager italiani delle pr, Stefano Lucchini di Eni e Gianluca Comin di Enel, ma anche dai giornalisti, dal direttore di Rai Tre Andrea Vianello alla direttrice del Tempo Sarina Biraghi.

La caratteristica di donna giovane ed esuberante ben si concilia con la fede che coltiva anche grazie alla devozione in San Escrivà, fondatore dell’Opus Dei. Nel suo paese d’origine, San Sosti, avrà avuto modo di partecipare ad una speciale messa celebrata dal cardinale Claudio Hommes, brasiliano e fra i principali supporter di Bergoglio. Recentemente, ai primi di maggio, ha raccontato sempre su Twitter della gioia di aver potuto pregare accanto al cardinale Sarah, presidente del Pontificio Consiglio ‘Cor Unum’. Suo marito lavora per la fondazione Santa Lucia, struttura cara ai cardinali Fiorenzo Angelini e Angelo Comastri, vicario del papa per lo Stato della Città del Vaticano. Insomma, nell’esperienza diretta e indiretta di Francesca Immacolata, i Sacri Palazzi non sono mai stati un orizzonte troppo lontano. Proprio il sentimento della fede l’aveva portato a manifestare inquietudine, se non rabbia, per gli scandali scoppiati proprio attorno al Torrione di Nicolo V e alla segreteria di Stato. I commenti rimasti nella memoria del social network (su Facebook si è cancellata) sono durissimi e forse sono una delle ragioni per cui è stata scelta.

Leggendo il pensiero della Chaouqui fra gli articoli scritti (su Affaritaliani) e i tweet, si coglie con chiarezza quanto forte e radicale sia la sua adesione al cambio di passo impresso da Papa Francesco. Se verso la vecchia guardia vaticana (quella che è stata mediaticamente descritta come fare riferimento al cardinal Bertone) non fa mistero della propria disistima, spende parole particolarmente elogiative per Ettore Gotti Tedeschi, l’economista che fu scelto da Benedetto XVI per fare pulizia allo Ior e che venne poi cacciato da quel groviglio di interessi opachi su cui ora toccherà a lei provare a fare chiarezza. Fra le curiosità riscontrate in rete, non si può non segnalare una sua battuta liquidatoria su Pellegrino Capaldo, esponente della finanza vaticana in auge con Giovanni Paolo II ma mai del tutto fuori dai giochi di San Pietro. Qui, non ci sono dietrologie ma solo l’istinto generazionale. Un vaticanista di prim’ordine come Giacomo Galeazzi l’ha ribattezzata già come “la lobbista di Francesco” ma, segno degno di maggiore interesse, l’ha paragonata a Wanda Poltawaska, celebre anche se discretissima collaboratrice (“consigliera”) di Woytila.

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