Quelle che vi racconto sono storie di Resurrezione. Pochi mesi fa, molto lontano, capocantiere e operaio, non capendosi, avevano fatto ammendante di un albero di fichi centenario. Sradicandolo, senza precisa ragione, da quell’incavo tra muro a secco e ianchissima timpa, in cui aveva trovato fonte e sostentamento. Sfrattato da quell’angolo di mondo, giù nella bassa provincia iblea, che aveva scelto come domus.
Dopo pochi mesi, da quell’incavo martoriato dai lavori della modernità che ha sostituito l’agricoltura con l’edilizia, uno stelo dalla chioma fatta di appena due foglie aperte, piccole mani a tre dita, si faceva innanzi impettito. In principio la scaramanzia prese il sopravvento sullo stupore e la gioia dei coloni. Ma con le settimane la ragione confermò l’intuìto. Natura aveva vinto morte. Divelto le pietre depositate sopra la terra inumidita dalla falda buona e generosa della cava di Nacalino, e fatto nuovo germoglio di vita.
E la conferma era venuta, pure, da Tonino, discepolo affezionato di Madre Natura; da lui che è abitante della Cava tutto l’anno, e che vive della terra grazie alle sue braccia forti, le uniche cui l’arte d’ industriarsi può fare affidamento.
Per Tonino quel ciuffo di foglie era pianta siravagghia di ficu. Così ci disse invitandoci a vedere un altro miracolo di Natura. Nel suo giardino, dall’altra parte della strada, nuova vita aveva ricevuto un albero di azzeruolo, nella nostra lingua, di ‘nzalore. L’albero, era stato assalito da un fungo che ne mangiava il fusto scavandolo dall’interno. Come il punteruolo rosso fa con le palme, ornamento nobile delle belle piazze di Sicilia. Tonino, dall’indole buona ma dalla forza non comune al punto che quando porta blocchetti di cemento pare il cameriere che porta due sottopiatti, riuscì a isolare il fungo e a eliminarlo. Ma per settimane, malgrado il successo, temette che la sua vendetta non fosse servita a nulla. E invece, anche in quel caso, Natura seppe trovare via e vita. Il tronco crebbe per cerchi concentrici dalla irregolarissima forma. Incurvandosi in prossimità del solco scavato dal fungo. La vita evitava il male e quella circonferenza, dalla forma assai curiosa, divenne la sezione di un albero capace di dare frutto. I ‘nzalore, appunto. E di cui, Tonino, la cui sapienza regale si offre sotto le mentite spoglie d’ ingenuità in tante cose del mondo sbagliato, farà banchetto con gli amici. Perché con gli amici si condivide la vita.

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