ll piano di dismissioni cui sta lavorando il governo, le aziende del Tesoro in ballo e i prossimi passi (poi rettificati) del ministro dell'Economia sulle partecipazioni in società strategiche come Eni ed Enel. Mentre per le altre imprese...

Non è solo del Pdl ad alzare i toni, che pure di privatizzazioni ne ha fatte poche e da tempo propone un piano monstre, come spiegato in una conversazione con Formiche.net l’ex ministro ed ideatore del programma, Francesco Forte. L’idea di un piano forte di dismissioni per abbattere il debito e rispettare le previsioni del Fiscal Compact a partire dal 2015 prende corpo anche nel Pd. E nel governo, come ha spiegato ieri a Londra il premier Enrico Letta. Ma il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni tira oggi in ballo le partecipazioni statali in Enel ed Eni che sembravano destinate a rimaner fuori dalla lista del governo. Prima parla di cessioni, poi di usarle come collaterali. L’obiettivo resta uno: fare cassa.

La promessa delle dismissioni di Letta a Londra

Da Palazzo Chigi confermano: “Stiamo lavorando”. In effetti sul tavolo di Letta c’è un appunto preparato dal Tesoro. E le indicazioni sono tutt’altro che generiche. E un primo accenno, impegnativo, il premier Enrico Letta l’ha fatto ieri a Londra davanti agli strategist delle grandi banche d’affari. “Faremo di tutto per garantire la sostenibilità del debito, ne va limitato il costo in interessi e la quantità”, ha detto, aggiungendo: “Lanceremo, a settembre o ottobre, un piano di privatizzazioni” per ridurre gli oneri cumulati dello Stato, ed esso riguarderà “anche le imprese pubbliche quotate in Borsa”. A questo punto, sottolinea Federico Fubini su Repubblica, “il premier si è impegnato a tornare in visita alla comunità finanziaria con Fabrizio Saccomanni. E ha offerto un motivo in più che lo spingerà a lavorare fianco a fianco con il ministro dell’Economia: è vicina la nomina di un commissario alla spesa pubblica che riferirà ad entrambi e ripartirà dalla spending review già stilata dal governo Monti”.

No alla cessione di Eni ed Enel

E il piano del governo sarebbe già chiaro, come spiega Alessandro Barbera sulla Stampa, con la divisione delle partecipazioni fra strategiche e non. “Le quote statali delle due grandi aziende energetiche, Eni ed Enel, sono considerate incedibili. In questo caso lo Stato è già sotto al 30%, inoltre ragioni geopolitiche e di interesse nazionale (così dicono al governo) ne sconsiglierebbero la vendita”.

Fincantieri, Poste e Ferrovie

“Una lista completa – prosegue la Stampa – ancora non c’è, ma nella testa di Letta e dei suoi ministri ce ne sono alcune più cedibili di altre. La prima è quella in Fincantieri, un dossier che il premier conosce molto bene: durante il secondo governo Prodi, nel 2006-2007, fu proprio lui, allora sottosegretario alla presidenza, a dover fare i conti con il niet dei sindacati interni, e in particolare della Cgil, al progetto di cessione del 50% dell’enorme armatore pubblico. Le altre due aziende in cima ai pensieri del governo sono Ferrovie e Poste entrambe ancora pubbliche al 100%. La prima, dopo la divisione fra Trenitalia e Rfi, e con l’arrivo del concorrente privato Italo, è pronta per essere separata e messa sul mercato. La privatizzazione delle Poste non è mai stata presa seriamente in considerazione, ma l’apertura della concorrenza nel settore, le direttive europee e la decisione del governo di Londra di mettere in vendita Royal Mail hanno cambiato completamente lo scenario”.

Ma la prima virata al progetto arriva oggi da Mosca. “Non è escluso che il Tesoro decida di cedere quote di società pubbliche, incluse Eni, Enel e Finmeccanica, per ridurre il debito”, ha affermato Saccomanni in un’intervista a Bloomberg Tv a Mosca, secondo quanto riporta l’agenzia Bloomberg.

La precisazione del portavoce di Saccomanni

Ma è il portavoce di Saccomanni ad aggiustare il tiro. “Come già ampiamente annunciato il governo intende valorizzare tutti i propri asset per contribuire alla riduzione dello stock del debito. Tra le ipotesi note la cessione di immobili del demanio. Non si esclude per il futuro un piano di valorizzazione delle partecipazioni societarie delle quali lo Stato è in possesso. Ipotesi questa che andrebbe valutata con molta cautela perché si tratta di società quotate profittevoli che forniscono dividendi. Tra le idee da valutare in futuro anche l’ipotesi di utilizzare le partecipazioni come collaterale per operazioni finanziarie”. Così il portavoce del ministro dell’economia Fabrizio Saccomanni, ha precisato con le agenzie italiane a Mosca il senso dell’intervista del ministro a Bloomberg Television.

Ecco l’intervista di Bloomberg Tv

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