Che fine hanno fatto i tempi in cui all’Italia si riconosceva lo status di “culla della civiltà”? Nel libro “la banalità del male“, Hannah Arendt scriveva che molti ebrei furono salvati perchè il popolo italiano era espressione di una “antica civiltà” (p.185), che riconosceva il valore della vita e della dignità umana.

Dopo la celebrazione della solidarietà da parte di Papa Francesco, con la sua visita a Lampedusa, dobbiamo constatare che esistono ancora due Italie. Una evoluta, cresciuta su esperienze storiche fondamentali per lo sviluppo della civiltà umana, e un’altra smarrita, che poggia la sua esistenza sul tratto più selvaggio, primitivo e becero della specie umana.

I “Calderoli” sono molti, purtroppo, ma siamo anche consapevoli che sono esemplari in via di estinzione. L’ignoranza è quel tratto osceno che ci portiamo dietro e che ci fa deviare dalla “retta via”. L’evoluzione a volte gioca brutti scherzi.

L’ennesima offesa al ministro Kyenge non stupisce più. Più le offese saranno violente, da parte di questa sempre più minoritaria parte dell’Italia, tanto più crescerà la consapevolezza che quello è l’ingiusto e che il resto del mondo ora, è dalla parte del “giusto”.

Indignarsi non serve più, occorre reagire. L’ambizione è che in Italia non ci siano più Calderoli né Borghezi. Il confronto delle idee deve prescindere dall’offesa. La Lega Nord è ormai ridotta al “lumicino”, e questa è vittoria degli ultimi tempi. Il prodotto geneticamente modificato della cultura italiana degli ultimi venti anni, alimentato da un sottobosco di profonda ignoranza, è ormai prossimo all’estinzione e questo è ciò che conta.

Un parlamento senza i Calderoli sarà un traguardo importante per tutto il Paese. Quando anche l’ultimo elettore della Lega Nord avrà compreso di aver sprecato il proprio voto per anni e anni, e di aver alimentato solo la realizzazione del “niente”, allora l’Italia sarà ad un passo dal ritrovare se stessa, la sua storia, la sua cultura e la sua civiltà.

Solidarietà piena al ministro Kyenge. Ancora una volta, l’Italia chiede scusa.

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