La tempesta che si è abbattuta sui vertici del Viminale a causa dell’operazione di polizia che doveva portare agli arresti di Mukhtar Ablyazov e che invece ha visto il rimpatrio della moglie e della figlia vede oggi una prima tregua.

Le notizie, in controtendenza con il diluvio di accuse spesso pretestuose, consistono nella conferma ufficiale che il passaporto mostrato dalla signora Shalabayeva ed emesso dalla Repubblica Centrafricana era fasullo, anche se eccellenti sono effettivamente le relazioni fra il Paese africano (detentore di enormi giacimenti di uranio e orbitante nella galassia di influenza francese) e la famiglia del “dissidente” kazako.

L’altra notizia, sul fronte diplomatico, è la conferma che il governo del presidente Nazarbayev è disponibile a “restituire” all’Italia la moglie e la figlia di Ablyazov, in cambio di “garanzie collaterali” che sarebbe interessante capire quali possano essere. A far discutere, e magari riflettere, è però un altro e più rilevante documento formale: una lettera del segretario generale dell’Interpol, Ronald K. Noble inviata al capo della polizia Alessandro Pansa e al prefetto Francesco Cirillo.

Nella missiva si spiega anche che “a tutt’oggi, il segretariato generale dell’Interpol non ha ricevuto alcuna comunicazione ufficiale dal Regno Unito, né da nessun altro Paese, circa il riconoscimento dello status di richiedente asilo/rifugiato accordato al signor Ablyazov”.

Il segretario generale dell’Interpol non usa mezzi termini e per la gioia, di alcuni quotidiani scrive, nero su bianco: “E’ davvero increscioso che il caso stia generando in Italia un’attenzione mediatica così pressante. A questo riguardo e tenuto conto delle nostre discussioni sul caso, Le scrivo oggi per fornirLe ragguagli circa il coinvolgimento del Segretariato Generale dell’Interpol nella vicenda, rassicurandoLa che a lei e alla Polizia di Stato italiana non mancherà il necessario supporto da parte dell’Organizzazione. Albyazov Muhtar è ricercato ai fini dell’arresto da tre Paesi membri dell’Interpol (Kazakistan, Russia e Ucraina) per gravi reati. I due ‘avvisi rossi’, emessi su richiesta di Interpol Astana e Interpol Mosca, e la diffusione diramata da Interpol Kiev sono ancora validi e non soggetti a restrizioni o condizioni particolari”.

Il Segretario Noble ricorda inoltre che nei confronti di Ablyazov, il Kazakistan ha richiesto l’emissione di un ‘avviso rosso’ ai fini dell’arresto per appropriazione indebita (marzo 2009); la Federazione russa ha in un primo momento diramato una diffusione nel 2011 e nel 2013 ha poi richiesto la pubblicazione di un avviso rosso per truffa, mentre l’Ucraina ha richiesto, con una diffusione (2011), l’arresto per falso documentale. “La richiesta di arresto del Kazakistan segnalava la pericolosità del signor Ablyazov. A tutt’oggi, il Segretariato Generale dell’Interpol non ha ricevuto alcuna comunicazione ufficiale dal Regno Unito, né da nessun altro Paese, circa il riconoscimento dello status di richedente asilo/rifugiato accordato al signor Ablyazov”.

La lettera prosegue: “Desidero altresì informarLa che dal 2011 il Segretariato Generale dell’Interpol ha ripetutamente chiesto all’Ufficio Centrale Nazionale Interpol di Londra (attualmente Interpol Manchester) di localizzare il latitante ai fini estradizionali, sulla scorta delle informazioni fornite dagli Uffici Centrali Nazionali Interpol interessati, indicando il Regno Unito come possibile Paese di destinazione. E’ stato richiesto a Interpol Londra di fornire al Segretariato Generale tutte le informazioni di interesse contenute nelle banche dati nazionali in relazione al soggetto, tra cui la sua eventuale localizzazione sul territorio nazionale, la possibilità di procedere all’arresto provvisorio ai fini tradizionali e, qualora l’arresto non avesse potuto essere eseguito sulla base dell’avviso rosso, di comunicare al Segretariato Generale le misure da intraprendere per il prosieguo delle indagini. Dal gennaio 2011, il segretariato generale dell’Interpol non ha ricevuto alcuna risposta da Interpol Londra/Manchester in relazione a questo caso. Interpol Londra aveva precedentemente comunicato al Segretariato Generale che il caso rientrava nella competenza dell’Unità estradizioni della Metropolitan Police e che si era ancora in attesa di ricevere da Interpol Astana la documentazione completa per l’eventuale estradizione di Ablyazov. Storicamente il Regno Unito non ha mai comunicato al Segretariato Generale dell’Interpol informazioni in merito alla concessione a un soggetto dello status di rifugiato/richiedente asilo, in quanto ritenuta una questione riservata”.

Il Segretario Noble precisa quindi: “Pertanto, la consultazione da parte dell’Italia delle banche dati del Segretario Generale non avrebbe mai rivelato che al signor Ablyazov era stato concesso lo status di richiedente asilo/rifugiato da parte del Regno Unito”. Qualunque persona nei confronti della quale sia stato emesso un “avviso rosso” o una diffusione attraverso il canale Interpol – ha sottolineato – “ha il diritto di opporsi, per motivi politici, all’avviso o alla diffusione, rivolgendosi alla Commissione indipendente per il controllo degli archivi Interpol. Ad oggi, agli atti del Segretario Generale non risulta che tale individuo abbia presentato un’istanza di opposizione al trattamento delle informazioni a lui riferite negli archivi dell’Interpol. Se l’avesse fatto, il Segretariato Generale dell’Interpol ne avrebbe fatto menzione nei relativi ‘avvisi rossi’ o nella diffusione”. Ronald Noble conclude: “In sintesi, per quanto riguarda il Segretariato Generale Interpol e qualsiasi Paese membro che si fosse trovato a consultare le banche dati del Segretariato Generale, il sig. Ablyazov era un soggetto ricercato ai fini dell’arresto da tre Paesi membri Interpol per gravi reati. Nessun Paese membro dell’Interpol sarebbe stato in grado di sapere, attraverso il Segretariato Generale, che al sig, Ablyazov era stato concesso dal Regno Unito lo status di richiedente asilo/rifugiato”.

Inoltre, quanto alle richieste formulate dalla Shalabayeva sulla volontà di essere espulsa verso la Repubblica Centro Africana, si fa notare che difficilmente potevano essere accolte visto che si tratta di un Paese verso il quale l’UNHCR sconsiglia i rimpatri forzati, come già riportato nella relazione del capo della Polizia.

Può bastare o serve altro? Probabilmente – la nostra è una provocazione, of course, essendo sinceri amici ed estimatori del governo di Sua Maestà – la Bonino dovrebbe fare una chiacchierata con le autorità inglesi, che hanno protetto Ablyazov salvo poi invitarlo a lasciare il Paese, che non hanno inviato comunicazioni né all’Interpol né all’intelligence circa la “vera” presunta identità del dissidente, che hanno assistito senza batter ciglio ad una appassionata campagna di FT, che hanno organizzato una importante visita del primo ministro Cameron ad Astana a base di affari e zero diritti civili.

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