Ligresti, ascesa e caduta di mister 5 per cento

Ligresti, ascesa e caduta di mister 5 per cento
Tutti i mestieri di don Salvatore hanno contribuito alla caduta, a cominciare dalle assicurazioni, attività divisa in due grandi compagnie, la Fondiaria-Sai e la Milano. L'analisi di Stefano Cingolani dopo che l'intera famiglia Ligresti è agli arresti

Il gruppo Ligresti si reggeva su tre gambe, assicurazioni, immobili, finanza, con un giro d’affari attorno ai sette miliardi di euro. R&S, Ricerche e Studi di Mediobanca, ci mostra che Premafin, la holding capofila, ha perso ricavi per mezzo miliardo dal 2008 al 2009 e ha chiuso in rosso per 412 milioni. Il titolo, che valeva ancora due euro nel 2007, nel 2012 aveva dimezzato il valore di borsa.

Tutti i mestieri di don Salvatore hanno contribuito alla caduta, a cominciare dalle assicurazioni, attività divisa in due grandi compagnie, la Fondiaria-Sai (che ha annunciato una perdita di 431 milioni nei primi nove mesi 2010) e la Milano. Gli anni di crisi si sono abbattuti in modo pesante sui rami danni e sinistri, ma anche sulle polizze vita, complesse costruzioni basate su calcoli attuariali e legate all’andamento dei mercati. Un po’ è conseguenza fisiologica della congiuntura, un po’ deriva dal tipo di prodotti offerti.

La discesa delle quotazioni per tutte le ricche e blasonate partecipazioni in portafoglio (Mediobanca, Pirelli, Alitalia, Impregilo, Gemina cioè Aeroporti di Roma, Rcs) ha aggiunto cicuta al calice amaro. Per rafforzare il capitale si ricorre a passaggi di mano infragruppo (immobili in capo a una società venduti a quella bisognosa di rimpinguare le casse) che fanno arricciare il naso ai puristi del mercato.

Fortuna che c’è il mattone, si dirà. Premafin non è un castello di carta, affonda i piedi nella terra e nel cemento, là dove tutto è nato più di trent’anni fa. Don Salvatore ha seguito alla lettera gli insegnamenti del suo primo maestro, Michelangelo Virgillito, il quale gli diceva di comprare tutto quello che gli altri scartano, tenerlo in caldo e poi metterlo a frutto. Così, si è lanciato sulle aree dismesse del nord post-industriale, soprattutto a Milano e a Torino, ma anche a Firenze e su quella parte della Roma burocratica in via di cambiamento (le torri dell’Eur).

A differenza dagli immobiliaristi di panna montata (gli Statuto, i Coppola, i Ricucci) che facevano quattrini valorizzando palazzi di lusso e vecchi immobili del centro, Ligresti ha puntato sulle periferie da rifondare, non tanto per costruire case, ma grandi uffici e centri commerciali, come alla vecchia Fiera di Milano. Senonché la bolla è scoppiata e sono crollati i valori di terreni e palazzi scritti nei bilanci Premafin a livelli altissimi.

Prosegui la lettura sul blog di Stefano Cingolani 

ultima modifica: 2013-07-17T11:54:18+00:00 da Stefano Cingolani

Chi ha letto questo articolo ha letto anche: