Ogm, perché il governo Letta manda al macero lo Stato di diritto

Ogm, perché il governo Letta manda al macero lo Stato di diritto
Il divieto non ha alcuna giustificazione né scientifica, né economica. Se il governo italiano crede di avere evidenza inoppugnabile che alcune specifiche varietà transgeniche (in particolare il mais Mon810) determinano rischi per la salute o l'ambiente, non deve far altro che segnalare queste evidenza all'Autorità per la sicurezza alimentare. L'intervento di Carlo Stagnaro, direttore studi e ricerche dell'Istituto Bruno Leoni

Con quale faccia gli esponenti del Pd s’impuntano sui guai giudiziari di Silvio Berlusconi, se sono i primi a ignorare le leggi? E con quale dignità i rappresentanti del Pdl fanno le vergini vestali della democrazia contro i presunti sconfinamenti dei giudici, se con nonchalance promuovono provvedimenti incoerenti con regole di rango superiore?

Il decreto anti-ogm emanato dai ministri De Girolamo (Pdl), Orlando (Pd) e Lorenzin (Pdl) ha poco a che fare con gli organismi transgenici. Ha molto, invece, ha che vedere con lo Stato di diritto, di cui fa strame.

Il problema più grande, infatti, non è quello relativo alle sementi trangeniche, ma al modo in cui l’Italia – senza ragione e senza ragioni – intende impedirne l’utilizzo.

Il punto è molto semplice: i prodotti dell’ingegneria genetica sono severamente regolati a livello comunitario. Per poter essere impiegati in agricoltura, essi devono superare un percorso autorizzativo assai sfidante, che prevede requisiti di affidabilità e sicurezza (giustamente) superiori a quelli in uso per le varietà convenzionali.

Una volta che un ogm sia autorizzato, esso è del tutto equivalente a qualunque altro prodotto il cui commercio sia lecito all’interno dell’Unione europea: in particolare, vale la libertà di circolazione delle merci e la libertà di cittadini e imprese di farne utilizzi non dannosi. Certo, esistono possibili eccezioni: ma anch’esse sono regolamentate e, per invocarle, occorre muoversi nei limiti del diritto comunitario e fornire giustificazioni. La battaglia italiana contro gli ogm è, invece, in tutta evidenza un cocktail di opposizione pregiudiziale alle nuove tecnologie e “marchetta” a una constituency politica di riferimento (le maggiori associazioni degli agricoltori).

Il precedente divieto, che poggiava sulle stesse basi, è stato bocciato dalla Corte di giustizia europea proprio con la motivazione che esso andava ben al di là di qualunque legittimo atteggiamento precauzionale, ed è probabile che anche questo decreto faccia la stessa fine. Nel frattempo, però, il peggio della politica italiana ha ottenuto il suo risultato: ha comprato qualche mese in più di tempo durante il quale il nostro paese si pone al di fuori del diritto comunitario.

Il messaggio è devastante: il decreto parla solo apparentemente di ogm, ma di fatto c’è scritto che nel nostro Paese chi sta al governo è “legibus solutus”. Forse a Berlino sì, ma in Italia di certo non c’è un giudice – o ci comportiamo come se non ci fosse – e questa è una delle cause per cui il nostro Paese non riesce ad accreditarsi come interlocutore credibile sia nell’agone internazionale, sia rispetto ai potenziali investitori.

Nella sostanza, poi, c’è davvero poco da dire: il divieto non ha alcuna giustificazione né scientifica, né economica. Se il governo italiano crede di avere evidenza inoppugnabile che alcune specifiche varietà transgeniche (in particolare il mais Mon810) determinano rischi per la salute o l’ambiente, non deve far altro che segnalare queste evidenza all’Autorità per la sicurezza alimentare. Il processo di traduzione in legge delle nuove evidenze scientifiche deve esso stesso seguire un percorso di validazione scientifica: non può essere la conseguenza discrezionale di una decisione di tre ministri nessuno dei quali, peraltro, ha formazione specifica sul tema.

All’estero ci considerano spesso dei furbetti che non perdono occasione per fregare il prossimo e non hanno alcun rispetto per il diritto. Sarebbe utile evitare di aggiungere alla lista degli stereotipi, che abbiamo appena confermato, il luddismo e l’avversione al progresso tecnico.

ultima modifica: 2013-07-13T17:42:03+00:00 da Carlo Stagnaro

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  • Paolo Laires

    Purtroppo, caro Stagnaro, questo disgraziato paese da molto tempo non è più la patria del diritto; da troppo tempo l’ideologia batte sempre la ragione, la conoscenza, la responsabilità, e questo purtroppo vale fra i cittadini, e quindi per riflesso fra gli eletti, che non sono più classe “dirigente”, nel senso che dirige lo sviluppo, ma classe pecorona, che segue chi abbaia più forte. Qualche mese fa ci siamo meravigliati dei tanti deputati che sembravano in balia di qualche centinaio di post su twitter o Fb; ma è evidente, se non sono in grado di sviluppare una propria idea, devono usare quelle degli altri, possibilmente le più rumorose. Sul problema degli Ogm, ma è solo uno dei tanti che ci affliggono, ho già avuto modo di scrivere, oltretutto vivo in Friuli, terra di quel Fidenato che, novello Don Chisciotte, ha lottato solo contro tutti, e ha trovato un giudice a Lussemburgo, alla Corte di Giustizia Europea, che gli ha dato ragione, dopo che 16 (sedici!) giudici italiani gli avevano dato torto, sequestrato il mais ogm, lasciato sostanzialmente impuniti i noglobal che gli hanno devastato i campi, e addirittura sequestrato la sua azienda agricola, conti bancari compresi, per impedirgli quella che hanno definito la continuazione del reato. Ma vedi, sembra che in quella che una volta si autodefiniva “patria del diritto” ormai si può fare strame delle regole, e anzi farne un vanto: la De Girolamo, nel presentare sul suo blog questo insostenibile decreto, ha il coraggio (o la dabbenaggine?) di scrivere “è un provvedimento che tutela la nostra specificità, che salvaguardia l’Italia dall’omologazione”. Incredibile: si vanta cioè di aver fatto proprio quello che lei e i suoi due ineffabili colleghi non potevano fare, visto che l’unica ragione per giustificare una temporanea sospensione all’utilizzo di un ogm è un grave rischio sanitario accertato scientificamente. E la De Girolamo, eletta in un partito che dovrebbe avere la libertà degli individui come stella polare, non dovrebbe neanche ipotizzare l’esistenza di una economia pianificata, dove il governo decide cosa si può produrre e cosa no: e invece giustifica, e anzi sostiene, una disposizione che vieta a un imprenditore di coltivare nel proprio campo, con i propri soldi, una pianta che l’Europa ha autorizzato da 15 anni, e che è coltivata in sei paesi europei senza naturalmente che sia mai stato rilevato un qualsiasi rischio per la salute o per l’ambiente. E’ vero che i consumatori non vogliono prodotti ogm? può essere. E’ vero che chi li coltiva deve spendere ogni anno soldi per ricomperare le sementi? può essere. E’ vero che la biodiversità (qualunque cosa voglia dire in questo contesto) sia l’unica agricoltura conveniente? può essere. Ma se queste tesi sono vere, che problemi ci sono? in pochi anni Fidenato, e gli altri agricoltori che coltiveranno ogm, o si pentiranno, o falliranno, e l’esperimento ogm finirà da solo. O forse il vero problema di larga parte degli agricoltori italiani ed europei, già abituati a essere sussidiati in grande stile, visto che attualmente sono destinatari di oltre il 40% del bilancio europeo, dopo addirittura punte del 70% di 30 e 40 anni fa, è la paura dell’innovazione? è l’incapacità di confrontarsi con le nuove realtà, e difendono a denti stretti (denti dell’aratro, ovviamente…) il comodo mondo esistente? Beh certo, l’immobilità può essere un valore, e magari la De Girolamo ne sa qualcosa, visto che suo padre è il direttore del Consorzio Agrario di Benevento, ente in liquidazione coatta amministrativa solamente da 49 anni! Ma sì, meglio lagnarsi, e correre a richiedere contributi, per esempio per le aflatossine che hanno contaminato il 20% del raccolto di mais italiano del 2012, e che ha dovuto essere distrutto (e niente fa pensare che il 2013 andrà meglio), piuttosto che guardarsi attorno e scoprire che il malefico mais MON810, proprio quello vietato adesso dai tre talebani anti-scienza al governo, risolve questo problema, letteralmente, “alla radice”.

  • Paolo Laires

    Purtroppo, caro Stagnaro, questo disgraziato paese da molto tempo non è più la patria del diritto; da troppo tempo l’ideologia batte sempre la ragione, la conoscenza, la responsabilità, e questo purtroppo vale fra i cittadini, e quindi per riflesso fra gli eletti, che non sono più classe “dirigente”, nel senso che dirige lo sviluppo, ma classe pecorona, che segue chi abbaia più forte. Qualche mese fa ci siamo meravigliati dei tanti deputati che sembravano in balia di qualche centinaio di post su twitter o Fb; ma è evidente, se non sono in grado di sviluppare una propria idea, devono usare quelle degli altri, possibilmente le più rumorose. Sul problema degli Ogm, ma è solo uno dei tanti che ci affliggono, ho già avuto modo di scrivere, oltretutto vivo in Friuli, terra di quel Fidenato che, novello Don Chisciotte, ha lottato solo contro tutti, e ha trovato un giudice a Lussemburgo, alla Corte di Giustizia Europea, che gli ha dato ragione, dopo che 16 (sedici!) giudici italiani gli avevano dato torto, sequestrato il mais ogm, lasciato sostanzialmente impuniti i noglobal che gli hanno devastato i campi, e addirittura sequestrato la sua azienda agricola, conti bancari compresi, per impedirgli quella che hanno definito la continuazione del reato. Ma vedi, sembra che in quella che una volta si autodefiniva “patria del diritto” ormai si può fare strame delle regole, e anzi farne un vanto: la De Girolamo, nel presentare sul suo blog questo insostenibile decreto, ha il coraggio (o la dabbenaggine?) di scrivere “è un provvedimento che tutela la nostra specificità, che salvaguardia l’Italia dall’omologazione”. Incredibile: si vanta cioè di aver fatto proprio quello che lei e i suoi due ineffabili colleghi non potevano fare, visto che l’unica ragione per giustificare una temporanea sospensione all’utilizzo di un ogm è un grave rischio sanitario accertato scientificamente. E la De Girolamo, eletta in un partito che dovrebbe avere la libertà degli individui come stella polare, non dovrebbe neanche ipotizzare l’esistenza di una economia pianificata, dove il governo decide cosa si può produrre e cosa no: e invece giustifica, e anzi sostiene, una disposizione che vieta a un imprenditore di coltivare nel proprio campo, con i propri soldi, una pianta che l’Europa ha autorizzato da 15 anni, e che è coltivata in sei paesi europei senza naturalmente che sia mai stato rilevato un qualsiasi rischio per la salute o per l’ambiente. E’ vero che i consumatori non vogliono prodotti ogm? può essere. E’ vero che chi li coltiva deve spendere ogni anno soldi per ricomperare le sementi? può essere. E’ vero che la biodiversità (qualunque cosa voglia dire in questo contesto) sia l’unica agricoltura conveniente? può essere. Ma se queste tesi sono vere, che problemi ci sono? in pochi anni Fidenato, e gli altri agricoltori che coltiveranno ogm, o si pentiranno, o falliranno, e l’esperimento ogm finirà da solo. O forse il vero problema di larga parte degli agricoltori italiani ed europei, già abituati a essere sussidiati in grande stile, visto che attualmente sono destinatari di oltre il 40% del bilancio europeo, dopo addirittura punte del 70% di 30 e 40 anni fa, è la paura dell’innovazione? è l’incapacità di confrontarsi con le nuove realtà, e difendono a denti stretti (denti dell’aratro, ovviamente…) il comodo mondo esistente? Beh certo, l’immobilità può essere un valore, e magari la De Girolamo ne sa qualcosa, visto che suo padre è il direttore del Consorzio Agrario di Benevento, ente in liquidazione coatta amministrativa solamente da 49 anni! Ma sì, meglio lagnarsi, e correre a richiedere contributi, per esempio per le aflatossine che hanno contaminato il 20% del raccolto di mais italiano del 2012, e che ha dovuto essere distrutto (e niente fa pensare che il 2013 andrà meglio), piuttosto che guardarsi attorno e scoprire che il malefico mais MON810, proprio quello vietato adesso dai tre talebani anti-scienza al governo, risolve questo problema, letteralmente, “alla radice”.