Con l’autorizzazione dell’editore e dell’autore pubblichiamo il commento di Edoardo Narduzzi uscito sul quotidiano diretto da Pierluigi Magnaschi, Italia Oggi.

Quasi in punta di piedi, qualche giorno fa l‘Inps ha comunicato che il suo bilancio 2012 si è chiuso in rosso per 9 miliardi. Ed il 2013 si preannuncia con un buco analogo. Diciotto mesi dopo la fusione con l’Inpdap, una struttura da anni senza alcuna rotta che gestisce le pensioni del settore pubblico, la cosiddetta SuperInps fa sapere a tutte le imprese e ai lavoratori del comparto privato che la sua gestione finanziaria registra più uscite che entrate e che quindi, se le aspettative sono razionali, il futuro non è roseo perché i 18 mld di disavanzo andranno ripianati.

Ma come è stato possibile che un bilancio in profondo rosso per 9 mld sia emerso così in sordina senza nessuna avvisaglia di alcun tipo? Possibile che nessun piano industriale o analisi preliminare o indagine parlamentare o ministeriale sia stato in grado di anticipare un disavanzo che vale una manovra di bilancio? Tutto, invece, si è scoperto a consuntivo, senza che mai nessun documento ufficiale abbia anticipato la dimensione vera del disavanzo previdenziale italiano.

Del resto, a leggere le carte dell’operazione SuperInps tutto appare vago fin dall’inizio. Più che un intervento strategico di razionalizzazione e di spending review sotto la spinta dello spread in area 500, quello del governo Monti si caratterizzò come un mero intervento di riorganizzazione amministrativa, peraltro con un livello di ambizione molto contenuto perfino a livello di target di costi da dover risparmiare. Le riduzioni di spesa previste dal provvedimento governativo per questa operazione di fusione furono quantificate in soli 20 milioni di euro nel 2012, in 50 nel 2013 che salgono a 100 dal 2014.

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